mercoledì 5 giugno 2013

Il battipenna 'del bù'

Preso il manico, arriverà penso in settimana dal momento che il negozio italiano da cui mi servo di solito è una razzo a spedire (si tratta di Boxguitar: l'ho ordinato e pagato 2 ore fa ed è già nello status di 'Pronto a partire'!), ora penso al battipenna e, come avete già visto nel post della mia 'scatola dei ricordi', di certo la scelta non mi manca. Ricordate che il manico sarà in acero e quindi chiaro, cosa da non sottovalutare. Le differenze cromatiche saranno difficili da vedere, ma fate uno sforzo: anche se non ho usato il flash e la luce diretta le differenze alle volte sono proprio minime, però, credo, percepibili.

Possibilità numero uno - mettere quello 'tartarugato' che si intona tanto bene con i miei muscoli della pancia :-D e le plastiche 'aged' della CP60.



Non male, ma è stato talmente inflazionato dalla Mayer signature che non è che mi faccia impazzire; potrei anche mettere le parti in plastica nere ed avere un risultato simile a questo, ma ... direi quasi funerea.



Comunque è una possibilità.

Possibilità numero due - la 'cromia' della Classic Player 60 originale: stesso corpo, stesso battipenna, mint green, e stesse parti in plastica 'aged'.



Ineccepibile: ha stile, ma mi sa tanto di già visto ed infatti sarebbe la 'vecchia' chitarra con un manico nuovo.

Possibilità numero tre - Battipenna di origine sconosciuta, credo Squier, rimasto lì in cima all'armadio per tanto tempo ed ingiallito con il tempo anche se appena un filo; plastiche 'aged' della CP60.



Non male, ma aspetto opinioni.

Possibilità numero quattro - Look 'all white', ma non lasciatevi ingannare dal fatto che ha già montata l'elettronica che userò (tutta roba messicana credo, comunque pickup ceramici; lo so, non è il massimo, ma si fa sempre a tempo a cambiarli e poi sono 'gratis' in quanto li ho già).



Sembra nuova, ma magari una non 'rovinata' nel mio setup sarebbe quasi una novità (comunque ieri mi è caduto il corpo mentre lo maneggiavo, l'avevo detto che mi faceva impressione, e si è scheggiata una piccola parte di vernice nel retro dove si attacca il manico).

Possibilità numero 5 - Avevo preso in considerazione anche il battipenna oro anodizzato, ma oltre a costare una fortuna, più di 50 euro, non penso sia il massimo sul sunburst; anche il look 'all black' potrebbe essere una possibilità, ma con il manico in acero credo stacchi troppo e dovrei comunque spendere i soldi del battipenna che non ho. A proposito, cercando una strato sunburst con pickguard all black guardate che ho trovato!



Non avevo mai visto il mio idolo con questa chitarra!

lunedì 3 giugno 2013

Ho aperto la 'scatola dei ricordi' ed altro!

In fondo non è che nessuno muoia per la suspense di vedere cosa ci sia dentro la mia scatola, ma visto che ho avuto mezzo pomeriggio libero ho deciso di 'rompervi ancora un po' le scatole' con questa storia senza senso dei miei ricordi tenuti dentro una scatola da scarpe. Che faccio? La apro? Ma sì: ecco a voi il contenuto in tutto il suo 'splendido caos'!



Visto che roba? Non sto a spiegarvi tutto ed a dire il vero ho trovato dei pezzi la cui storia in questo momento mi sfugge; in basso a sinistra c'è l'adesivo del 'mio' negozio: scommetto che neanche il proprietario si ricorda di questo logo! Ci sono poi alcuni 'coprimolle' di strato che non ho più ed una marea di parti in plastica: alcune ancora nuove e mai aperte come i ricambi originali Fender! Una volta erano difficilissimi da trovare e quindi appena ne vedevo qualcuno lo acquistavo per eventuali cambi: mica sapevo che durassero un'eternità! I copri-pickup neri poi sono rarissimi, ma sulla strato del '74 non ho quelli originali perché quelli 'veri' li ho trovati anni e anni dopo. Nella scatola non ci sono e non so bene dove siano finiti, ma i miei primissimi copri-pickup neri li ho fatti io utilizzando quelli bianchi verniciati con una bomboletta spray presa da un ricambista auto (insomma, era vernice per ritoccare le carozzerie!) Il pickup in basso a destra è quello originale della strato del '74 - ora la chitarra ha un Quarter Pound - ed ha la basetta grigia che non ho idea di cosa voglia dire, ma posso dire che è 'figo' :-D Nella bustina al centro ci sono gli originali in plastica di quella chitarra belli ingialliti dal tempo. Poi... vediamo un po': ci sono le valvole originali del pre del Blackstar nella custodia delle Tung-sol che ho ora ed in fianco 2 EL34 originali del mio Marshall JCM800: le ho cambiate una volta sola ed ho tenute quelle due per ricordo. La valvola dietro è una GT, ma non ricordo più da dove arrivi! Vedo anche vari documenti originali della mia prima strato, la carta vetrata originale che ho usato per fare lo 'scallopped' fatto in casa, follia, e due confezioni di Kluson Deluxe già reliccate: in realtà dentro ci sono quelle della Classic Player 60 nuove di pacca in una confezione (al primo cambio corde ho messo quelle invecchiate e quelle nuove saranno quelle che andranno sulla 'strato del bù'), mentre nell'altra confezione ci sono quelle della RollingCaster di cui una, quella del LA, non più funzionante; le tengo come backup. Ho poi un pickup proveniente dalla strato messicana che non ho più e le istruzioni del mio primo delay: il Vesta Fire! Ho fatto di tutto per trovarne uno per ricomprarmelo come ricordo, ma sembra sparito dalla circolazione. In fondo in fondo vedete anche la mia prima confezione di corde PICATO trovate anni e anni fa a Milano: mi sentivo tanto 'blackmore' perché usavo le 'sue' corde. Durato poco perché sono sparite dalla circolazione e non mi risulta siano più importate in Italia :-(. Poi... altra immagine 'aerea'!



Visto quanta roba? Certo non bastano per fare una nuova strato, ma vi avevo anche detto che nella scatola metto le cose piccole e le altre? Stanno sopra un armadio buttate lì insieme alla scatola: cosa? Guardate un po' e... siate pietosi.



Anche rendere quest'immagine è una vera e propria odissea perché 3 dei battipenna sembrano uguali dopo il 'colpo di flash' della macchina fotografica ed ho lavorato 10 minuti di editing per tentare di ridare una parvenza di quello che vedo (stesso problema che ho con il sunburst). In fondo c'è il ponte originale della Classic Player 60 con le sellette Gotoh: già, sulla chitarra che ho fatto riverniciare ho messo giustamente un ponte a 6 viti, il Gotoh appunto, ma ho riutilizzato le sellette della CP60 arrugginite dal mio sudore con su la scritta Fender, così ora ho 2 ponti in uno là ed anche sulla 'nuova' strato che, se riesco, farò. A sinistra ci sono tutte le plastiche originali della CP60 e quindi battipenna Mint Green e il resto 'aged'; a destra ho un battipenna tortoise che avevo preso per la strato coreana natural che poi è volata via subito :-(: questo però mi è rimasto. Sotto c'è un battipenna che è ingiallito naturalmente stando in cima all'armadio che arriva... boh, non so più, forse la strato messicana, ma non sono sicuro e al centro c'è quello più bianco con l'elettronica che monterò anche se il pickup al ponte ha il polo del mi basso che sporge verso l'interno e dovrei fare un buco sotto nel legno della chitarra e non mi va tanto: sono i pickup originali della RollingCaster e sono ceramici, hanno le due barrette sotto, non il massimo, ma per ora vado al risparmio. Ho provato a fare anche un foto senza flash nella speranza che si notino le differenze tra i vari battipenna, specie quelli bianchi.



Dal vero la differenza è un pelo più marcata, ma non è facilissimo distinguerli; mi piacerebbe sapere come è quello fatto in Parchment che, se non sbaglio, è l'unico che mi manca.

Ma potevo finire qui? Certo che no e allora? Allora sono andato in cantina a prendere le mie due vecchie custodie rigide inutilizzate; mi spiace, vi tocca soffrire ancora un po'! Quando giravo con solo due chitarre, praticamente tutta la mia carriera LIVE, ho sempre avuto e voluto custodie rigide per ovvie ragioni: carica e scarica dalla macchina a ore improponibili quando si è stanchi etc. L'originale custodia della mia strato dell'83 era fatta proprio bene ed era compresa nel prezzo, ma anni e anni di tour, va beh l'importante e crederci, l'hanno massacrata al punto che è diventata inutilizzabile dal momento che una delle chiusure sta attaccata per grazia ricevuta. Qui vedete il 'sotto' della custodia.



Notato la personalizzazione? Anche l'interno mostra ormai i segni del tempo.



Su Mercatino Musicale ne ho viste un paio in vendita a prezzi non proprio popolari, ma non mi è mai venuta l'idea di prendermela uguale perché non sarebbe più 'lei': questa è quella reduce di mille battaglie. Ora è in pensione in cantina dove si sta rovinando ulteriormente e la strato sta in una custodia morbida della strato messicana che non ho più (ne avrei una anche leggermente più imbottita, ma non suonando live praticamente mai non ho più grosse esigenze di protezione e poi le 'morbide' sono più leggere). Volete vedere il 'fronte'? Ma siete proprio sicuri? Io vi avverto: non fatelo!



Ho sempre sognato di avere il nome del gruppo scritto in stile STENCIL (ora so che si chiama così, allora non sapevo nulla) come 'quelli veri': il massimo che ho potuto fare è stato comprami le lettere adesive che, comunque, hanno resistito a tutto! Per la strato del '74 invece ho penato non poco: non ho voluto la sua custodia originale (lo so, sono un'idiota) perché era una anonima a goccia, pure più massacrata della mia, che quasi non stava insieme ed allora ne ho presa una usata di cartone o poco più, neanche sagomata all'interno. Anche questa, pur se usata di meno, ha i segni delle battaglie ed essendo meno bella i segni sono ancora più 'violenti': guardate gli angoli!



La sola chitarra mi era costata due anni di rate e la rinuncia della Strato Jap data in permuta (era esattamente lo stesso modello che ora ha Son of Aleric che, molto più intelligentemente di me, lui ha tenuto) e quindi non avevo più i soldi per la custodia; avere una custodia anonima mi ha sempre pesato e quindi con un amico di mio fratello mi sono fatto una 'dima' in carta, ho preso dell'adesivo bianco e mi sono fatto il logo a mano da solo con tutte le sbavature del caso; l'ho ritagliato a mano libera con una forbice e l'ho attaccato sulla custodia giusto per non sembrare un pezzente.



Notato niente? Io sì: non avrò fatto la figura del pezzente, ma del demente sicuramente sì perché l'ho attaccata al contrario: impugnando la custodia la scritta era sottosopra! Di ritagliarne un'altra proprio non se ne parlava e quindi sono rimasto così: 'demente a vita'! Ora la strato del '74 è l'unica ad avere una custodia rigida in tweed originale Fender: presa usata perché per quella nuova avrei dovuto fare un mutuo.

Direi che anche per oggi ho sparato la mia solita marea di cavolate e quindi alla prossima!

domenica 2 giugno 2013

La strato 'del bù' e la 'scatola'!



Una scatola? E che c'azzecca una scatola in un post sulla Strato? Cominciamo con lo spiegare che il termine 'c'azzecca' è famoso per essere di un ex-politico quasi mio concittadino il cui figlio, che con uno sforzo di fantasia sovrumano è stato chiamato Antonio, ha suonato la batteria in un concerto in cui io suonavo la chitarra: roba da non credere! Comunque chi ha buona memoria ricorderà che io ogni tanto nomino una scatola, una specie di 'scatola dei ricordi' ,in cui via via mettevo e metto ancora da parte pezzi di chitarra per... già, perché? Onestamente non lo so: certe cose le ho date via senza problemi, altre le ho tenute come memoria storica di certi momenti della mia vita.

Partiamo dalla scatola numero uno: il 1 aprile di non ricordo più bene quale anno (anni '80 comunque) sono partito per il militare e sono entrato nella caserma Battisti di Aosta per i 5 mesi di corso AUC della SMALP! Il giorno prima ho sostenuto l'ultimo esame universitario e il weekend precedente, con mio padre, ero a Lecco in visita a parenti e mi sono comprato un paio di scarpe da ginnastica di una marca allora sconosciuta: Reebok! Quelle scarpe mi salvarono i piedi nelle corse mattutine da alpino, alle 6 del mattino, e conservo ancora la scatola che è quella che vedete qua sopra. Con l'andare del tempo quelle scarpe benedette diventarono la mia seconda pelle dei piedi (prima avevo avuto solo Adidas, mai più prese da allora, perché già scadute di qualità o le Superga) fino a quando, a malincuore, dovetti buttarle via (non prima di aver subito una lenta declassazione sino ad arrivare ad essere 'scarpe da giardino' tutte bucate, ma almeno 7-8 anni le ho tenute); ma la scatola no, quella le tenni con me ed iniziò a diventare il rifugio dei miei 'rifiuti' fenderiani. Anche la scatola però cominciava a cedere e quindi dovetti sostituirla, ma esiste ancora ed ora è in ripostiglio che contiene spazzole e altro.

La scatola numero due è ancora della Reebok e si riferisce all'ennesimo paio di scarpe che io indossavo praticamente sempre: ho passato anni e anni in divisa jeans e scarpe da tennis e solo ultimamente mi sono civilizzato un po', merito della moglie che mi ha sgrezzato, ma solo un po'.



Come vedete ora ha assunto un ruolo molto più prosaico: contiene le bollette di svariati anni prima che mi decidessi a passare a quelle esclusivamente online per risparmiare spazio e carta. Nel frattempo i 'rifiuti tossici fenderiani' aumentavano di quantità e volume e quindi?

Quindi scatola numero 3: il mio ultimo paio di Reebok!



Come potete notare le nuove scatole, risale comunque al 2005 circa, sono molto più capienti e quindi c'è finito dentro di tutto; a me questa cosa ricorda molto le famose tasche di Eta Beta, ma penso di ricordarlo solo io. Naturalmente non ci può stare proprio tutto tutto, ma le cose piccole sì; di certo non il corpo della mia Classic Player 60 o i battipenna, ma tutto il resto sì! Tra l'altro queste scatole raccontano anche la storia dell'economia mondiale degli ultimi 30 anni: la prima ha scritto Made in Korea, la seconda Made in Indonesia e la terza... indovinate un po'? Bravi, Made in China :-(.

Ma cosa contiene la scatola nella sua versione updated 3.0? Apriamola...



E no, non vi svelo mica tutto adesso! ;-) Da allora non ho più avuto Reebok!

P.S. -Sono l'unico che riesce a scrivere un post su delle scatole: una vera 'rottura di scatole! :-D

Tra l'altro conservo ancora l'astuccio con cui andavo a scuola al liceo da studente, riciclato poi da professore e messo ora definitivamente a riposo; era fatto a mano da mia madre con la stoffa di miei jeans da buttare via :-(

giovedì 30 maggio 2013

Una strato 'del bù'!

'Del bù' in bergamasco vuol dire 'davvero' e l'ho dovuto pure cercare sul web tanto non so qualsivoglia dialetto :-(; comunque tutto questo per dire che mi ritrovo, contro la mia volontà, con tanti pezzi sparsi di strato che mi sono girate tra le mani in quasi 30 anni di passione musicale. Se con i pedali ho sempre preferito dare via ciò che non uso, con i 'pezzi' di strato non sempre è successo così perché... non lo so il perché, semplicemente è successo che negli anni abbia accumulato tante stupidatine varie; ognuna di quelle 'stupidatine' è un ricordo per me. La storia della mia Classic Player 60 suppongo la ricordiate tutti, no? Allora andate a leggere qua il mega-riassunto altrimenti non potete continuare a leggere.

Purtroppo Stefano non è riuscito a vendere il vecchio corpo della chitarra: non è il momento giusto, c'è la crisi e bla, bla, bla... io non ci ho neppure provato perché non ho tempo e allora? E allora ho guardato nella mia 'scatola magica' dei ricordi: è una scatola da scarpe dove conservo tutti i pezzi vecchi che non ho avuto il coraggio di buttar via per motivi sentimentali ed ho scoperto che ne ho veramente tanti al punto che potrei quasi farmi una nuova chitarra. Lo faccio? Ho parecchi problemi di ordine morale che mi bloccano: avere già 4 chitarre mi fa sentire in colpa perché... perché è uno spreco ed odio gli sprechi; poi il lavoro per ora c'è, ma domani? Le prospettive non sono rosee: il mio lavoro non è sincronizzato con l'economia e spesso mi è capitato di 'tirare la cinghia' quando gli altri folleggiano e viceversa, quindi ho acquisito la mentalità della formica e non faccio mai passi avventati perché una banale spesa imprevista stile dentista può costituire per me un vero e proprio tracollo finanziario. D'altra parte vivo 'hic et nunc', qui ed ora (devo citare in latino per restare al livello del grande Son of Aleric), dunque proviamo: a fare cosa? Fare una strato con gli avanzi di altre strato che non ci sono più! Idea folle? Certo, ma vi sembro normale?

Partiamo dal corpo: è quello invenduto della mia Classic Player 60; smontato e senza il resto è solo un pezzo di legno, anche alquanto leggero, che fa quasi impressione tenerlo in mano: non ho mai avuto in mano un 'pezzo di Fender' decontestualizzato. Giuro che mi sento quasi come un macellaio che tratta un pezzo di carne viva, non so neppure come tenerlo in mano dal momento che mi mancano i punti di riferimento a cui sono così abituato; mi sento Jack lo Squartatore con una sua vittima e non sto scherzando, sono proprio a disagio, manco avessi in mano un fegato o un rene. La strato per me è una 'cosa viva', un'intero indivisibile ed averne in mano un pezzo mi fa veramente impressione; però mi permette di notare una cosa strana: la data di nascita del corpo, cosa che normalmente non si può vedere.



22 marzo 2010, che coincidenza: io l'ho comprata l'11 marzo 2011, il giorno del terremoto con tsunami in Giappone, e quindi ho comprato una chitarra 'vecchia' solo di un anno e, tra l'altro, 22 è il doppio di 11: coincidenze? La data è scritta con la nomenclatura latina e non inglese, segno inequivocabile che viene dal Messico, cosa che già sapevo, altra curiosità comunque. Ora tenterò di fotografare il corpo nudo, impresa disperata perché essendo sunburst è praticamente impossibile averne una foto fedele dato che cambia colore a seconda dell'angolazione della luce circostante; probabilmente è questo uno dei motivi per cui trovo questa colorazione così affascinante.



Visto così il corpo sembra uguale a quella che mi sono fatto fare, relic a parte, ma la foto inganna; cioè, l'immagine non può ingannare, però è così solo alla luce naturale che gli batte addosso. Poi senza battipenna si vede molto meno giallo che poi verrà coperto: insomma, se avete visto anche le immagini dell'articolo vecchio avrete notato che è più scura, motivo per cui ho voluto poi farmene una con un sunburst molto più 'vivo'. Eh già, salvo poi scoprire che una mia alunna, l'anno scorso, mi fece, con un I-Phone, una foto allo spettacolo della scuola con una ripresa da lontano al buio parecchio brutta in cui però si nota come questo corpo con le luci da palco appare più chiaro di quanto lo veda io a occhio nudo: insomma, un caos!



L'immagine sembra un quadro a tempera futurista, l'ho detto che l'immagine era fatta in situazione disperata, ma mi ha confermato quanto il sunburst possa essere camaleontico. Probabilmente se avessi visto l'immagine subito e non quasi un anno dopo, non avrei intrapreso quell'odissea che mi ha comunque portato ad avere una strato personalissima verniciata alla nitro con tutti i pregi e difetti che quest'ultima ha. Insomma, alla luce naturale battente anche il 'vecchio' corpo ha un bel sunburst.



Un'altra cosa che ho notato riprendendo in mano il 'vecchio' corpo è che non è più lucido come lo era in origine; le chitarre nuove hanno uno strato spesso di vernice poliuretanica, credo si dica così, che impedisce loro di rovinarsi e reliccarsi: sono nuove a vita! Non c'è possibilità alcuna che diventino come quelle di una volta: forse è un bene o forse no, ognuno ha un parere proprio a proposito. Fatto sta che guardando il corpo noto immediatamente che il tipo che aveva iniziato a lavorarci, che ora so chiamarsi Alex, ci aveva provato a sverniciarla rinunciando quasi subito perché 'a mano' era un lavoro improponibile e farlo fare con delle macchine apposite veniva a costare più di un corpo nuovo grezzo che è poi quello che ho fatto e bla, bla, bla... vedere l'articolo in cui racconto tutto. Morale della favola ci sono tracce di colla di nastro adesivo messo per proteggere certe parti, viene via facilmente, e tracce di una prima levigatura: un po' si nota anche dalle immagini. Insomma il corpo non è più lucido e plasticoso come quando l'ho lasciata in negozio prima del cambio-corpo, ma è diventato semi-lucido; non è opaco come quello della RollingCaster, ma neanche così lucido-a-specchio come quando è nuovo. Strano vero? Avevo pensato addirittura di sverniciarlo a mano io durante l'estate, mal che vada mi faccio i muscoli delle braccia, per farmelo poi verniciare alla nitro con il colore nero, uno dei classici che mi manca, ma ho poi pensato che se non l'ha fatto un professionista forse io non potrei che fare peggio se non proprio danni. In fondo è pur sempre un corpo originale Fender; poi voglio risparmiare al massimo sull'assemblaggio di questa chitarra per sentirmi in pace con la mia coscienza (non posso non pensare a cosa sta passando, solo a titolo d'esempio, l'amico Cris) e quindi penso che rimarrà così, in fondo è anche un po' un segno del destino che sia tornato a me. Altra idea folle era lasciare il corpo al sole tutta estate per forzare una scoloritura naturale, ma per ora di sole non se ne vede poi molto ed esiste anche il problema di dove metterlo all'aperto senza che se lo freghino o si rovini in modo non ottimale; il sole sa essere bello tosto alle volte e temo anche che il legno possa 'imbarcarsi'.



Per ora chiudo qui perché sono già stato prolisso e noioso e non voglio stancare i miei 3-4 lettori oltre all'amico Son; resta il fatto che sono disposto ad ascoltare qualsiasi consiglio che però dovrà avere come requisito fondamentale quello di essere 'a costo zero' o poco più.

Rimane un grosso interrogativo a cui non so, per ora, dare risposta: come chiamerò questo mostro?

mercoledì 29 maggio 2013

Piccolo aggiornamento

Ridendo e scherzando, ma è solo un modo di dire in quanto sono a fine anno scolastico e le cose da fare sono migliaia - alla faccia dell'informatica che dovrebbe snellire la burocrazia e invece... -, è passato quasi un mese dall'ultimo post e non sono ancora riuscito a farvi sentire la Telecaster che, ribadisco, non è mia, ma della scuola ed infatti è là dal giorno del video! Intanto giocando con i millimetri sono riuscito a far stare un altro pedale nella mia affollatissima 'valigia dei suoni': pedale abbastanza 'inutile', ma un 'blackmoriano' DOC non poteva mancare di un treble booster ispirato al Dallas Range Master. Mi sono rivolto a Catalinbread perché tutti i 'suoi' pedali che ho provato suonano bene e poi non è un treble booster 'semplice', ma dotato di un po' di controlli che male non fanno mai. Penso che la sua utilità si farà sentire quando dovessi suonare live e, avendo la necessita di alzare il master del Blackstar, andrei a contrastare la tendenza dell'ampli ad ingrossare troppo i medi e i bassi; insomma, proprio come si faceva una volta.

Va beh, una foto vale più delle mie parole: il suono dell'insieme comunque non è stravolto per niente.

mercoledì 8 maggio 2013

Lo 'zio' va a pesca e...

Questo video è persino più demenziale del solito e non ha nessuna utilità pratica: ho solo voluto documentare un acquisto fatto, tra l'altro, non per il sottoscritto!

Sottolineo che veramente non avevo aperto il pacco prima e quini è tutto in diretta, LIVE: come quelli veri! :-D





domenica 5 maggio 2013

Alla ricerca del suono perduto - parte 11

Con molta vergogna per la qualità del video e l'ignoranza dell'argomento, affronto la temibile parte riguardante gli OD: che sono? Semplice, gli OverDrive, quelli cioè che fanno suonare bene o male la chitarra nella musica rock! Va beh, non devo mica prendere un dottorato e quindi per farsi quattro risate può bastare. Avvertenza: dura 28 minuti! Ok, io vi ho avvertito, poi fate voi!