No, oggi voglio celebrare un'altra Italia, quella di quelle persone che non vanno al TG e non fanno notizia, ma che mi rendono orgoglioso di essere italiano. Un lettore di questo blog mi ha postato questa mail di cui riporto qualche stralcio:
"... dopo essere stato oggi a Cavezzo per ed aver consegnato i 90 quintali di aiuti raccolti al Campo della Protezione civile, mi sono relamente reso conto che:
- anche se il camion, a vedersi, era stracolmo, ma talmente imballato che per chiudere i portelloni abbiamo dovuto lasciare a casa uno dei due carrelli per i bancali;
- che nonostante io e gli altri del mio gruppo ci siamo fatti un "culo così" per fare quello (col senno di poi, poco) che abbiamo fatto, mi sono reso conto che in pratica non abbiamo fatto un bel niente.
Queste persono hanno veramente perso TUTTO. Le immagini viste in TV o sul web non rendono l'idea nemmeno in milionesima parte della "realtà vera" che si vive sul posto. L'atmosfera è a dir poco surreale: pochissima gente in giro, tende messe alle benemeglio nei posti più disparati, case ed edifici crollati praticamente una sì e una no, il centro del paese praticamente raso al suolo. Si vedono volare gli uccelli ma non si sentono cinguettare, il silenzio quasi assoluto
rotto dal rumore delle ruspe che spostano le macerie, gente che si ferma a guardare i Vigili del Fuoco che scavano con le lacrime agli occhi probabilmente pensando "quella era casa mia". I Vigili del Fuoco, i colleghi della Pro.Civ. di Cavezzo e tutti gli altri soccorritori, Carabinieri, Croce Rossa e le decine di persone che si prestano al ruolo di volontari, si stanno facendo 10 "culi così" per gestire l'emergenza, il collega di Cavezzo con cui noi avevamo i contatti è anch'egli uno sfollato. Quando oggi questa persona ci ha fatto fare un giro della Zona Rossa, nel fermarsi a raccontarci un po' quello che era successo, ha detto due cose che veramente lasciano un pò il segno: "...sono 45 giorni che vesto questa uniforme..." (ma non perchè lui sia un zozzone ma perchè non ha più una casa e l'uniforme che ha indosso é l'unica cosa
che gli è rimasta, quando il 29 maggio è avvenuta la seconda scossa e lui era già in giro per i soccorsi) e "...questa maglietta che indosso non è la mia...".
Ogni commento mi pare superfluo; tanto di cappello a questo mio lettore: bravo
Caro Vigilius, sono lusingato che tu abbia dato spazio a questi miei pochi pensieri, scritti sull'onda emotiva appena tornato da quel di Cavezzo.
RispondiEliminaPermettimi di aggiungere solo una cosa facendo mie le parole del collega di Cavezzo, ma che valgono per tutti quei luoghi colpiti da qualsiasi calamità.
Prima che tutto ritorni alla "normalità" passerà ancora parecchio tempo, e questa gente ha veramente bisogno dell'aiuto di tutti noi, perciò NON DIMENTICHIAMOLI !!!!!!
[Edit] Se correggevi gli strafalcioni ortografici nel mio testo originale, mica mi offendevo :lol:
Gli 'errori' rendono la cosa più vera ed emozionale ;-)
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