sabato 24 dicembre 2011
venerdì 16 dicembre 2011
La mia strato 'politicamente scorretta'
C'è una delle mie chitarre che si vede proprio poco nei miei video ed è la Fender Stratocaster Classic Player 60; non ho nulla contro questa chitarra, anzi, probabilmente se siete andati al link sopra scoprirete che è protagonista del mio video migliore, almeno secondo me. Una strato nata quasi perfetta ed infatti non ho mai sentito l'esigenza di cambiarle i pickup o farle altro e questo per me è una vera e propria novità, ma... C'è sempre un 'ma'! A parte il fatto che è la chitarra che ha scelto mia moglie in seguito ad un'altra nata male (chitarra, non la moglie :P), a parte il fatto che l'ho comprata l'11/3/11 la cui somma fa sette come le note e che è il giorno del terribile terremoto in Giappone, resta il fatto che non potevo non personalizzarla un poco come tutte le altre ed allora... via! Il lavoro non è finito, anzi, sono sempre dietro a cercare qualcosa per renderla sempre più mia in modo da non riuscire più a staccarmene. Considerando che il suo suono mi piace tantissimo giungo alla conclusione che i pickup non glieli cambio proprio quindi posso solo modificar'le' il look senza stravolgerla troppo: una strato è e 'deve' rimanere una strato (da che pulpito...).
Parto dall'alto e decido di fornirla di chiavette Kluson deluxe opportunamente già invecchiate: le acquisto da Boxguitar e vanno praticamente a pennello da subito; solo le boccole sono un pelino più strette, ma basta fare un doppio giro di teflon sulle stesse ed il gioco è fatto (ok, sarà una tecnica da 'idraulico', ma non ho trovato di meglio e poi non è una modifica invasiva in quanto posso tornare indietro quando voglio).

Mi piace molto questo look 'opaco' e un po' vissuto, però... però l'alberino abbassacorde era nuovo di zecca e luccicava troppo e quindi mi sono rivolto al mio fornitore di fiducia inglese che sta sull'Isola di Wight (dove altrimenti?): Fatboy guitars. Non aveva il pezzo in oggetto invecchiato come piace a me però me lo poteva fare e quindi me lo sono fatto fare su ordinazione insieme ad altro.

Adesso il look della paletta mi soddisfa ed anche molto; notate tra l'altro l'ordine maniacale con cui avvolgo le corde sulle meccaniche, sono riuscito persino a fargli fare lo stesso numero di giri (lo so, sono pazzo!).

Preso questa strada si trattava di continuare e quindi nell'ordine di Fatboy sono arrivati anche dei reggi-cinghia debitamente invecchiati anche nella vite di fissaggio; vorrei far notare che sono io che decido l'invecchiamento in quanto a stretto giro di mail ho ordinato e mi sono fatto fare i pezzi che volevo io.

La placca che fissa il manico invece presentava un problema insormontabile: c'è anche invecchiata, ma non con la scritta personalizzata 'Custom Shop Designed' che si trova solo sui modelli Classic Player: allora che fare? Preso un po' di carta abrasiva fine e sfregato un po' per renderla un po' opaca e vissuta, non avevo idea però di come invecchiarla senza smontarla (non avevo nessuna intenzione di fare un intervento così radicale come smontare la chitarra: tutti i lavori gli ho fatti mantenendo sempre la chitarra in perfetta efficienza). Ho avuto un'idea malsana ed anche un po' sozza: usare il sudore come dovrebbe avvenire nella realtà. Già, ma dove prenderlo? Semplice: almeno 3 volte alla settimana devo fare 30 minuti di cyclette per cercare di mantenermi in forma e quindi finita la 'sudata' prendo uno straccetto, mi asciugo la fronte, le spalle, la pancia (c'è n'è ancora troppa per i miei gusti anche se ho perso quasi 15 kg.) e lo metto sulla placca di fissaggio del manico. Voi direte che è folle ed in effetti lo è, ma quando sudo io produco liquidi in quantità industriale e lo straccetto si può tranquillamente strizzare; comunque resta il fatto che ho fatto così. Chiudevo la chitarra con lo straccetto umido di sudore sulla placca nella custodia e dopo un 2-3 giorni controllavo che fosse successo: poco in realtà, ma dopo 4-5 applicazioni qualcosa si cominciava a vedere specie nell'invaso delle viti o dove c'è la croce delle stesse.

Ho deciso di fermarmi anche perché non è un posto dove il sudore c'è molto o rimane e quindi mi accontentavo di un look 'reliccato' molto blando. Tenete presente che sulla mia strato dell'83 la vite su cui si sfrega di più quando si usano gli ultimi tasti ha perso completamente la cromatura, ma l'ho suonata per più di 20 anni prima di ottenere quel risultato! Sono passato quindi al vano molle ed ho usato la stessa tecnica che, tra l'altro, costa di meno che comprare i pezzi invecchiati ad hoc dall'amico inglese: pedalare e sudare. Altre 4-5 applicazioni dello straccetto ed i risultati si vedono.

Notate che le viti devono essere fatte di un materiale più morbido perché si arrugginiscono che è un piacere: eppure non ha mai sospettato di avere il sudore così acido, a me le corde durano parecchio e pur non pulendo mai la chitarra a fine suonata o concerto ho strato ben più vecchie senza alcun segno di ruggine. Tra l'altro ero convinto che le molle fossero in acciaio e quindi non mi aspettavo potessero essere intaccate anche loro anche se, a dire la verità, sono le più resistenti all'invecchiamento precoce forzato. Per ora fermo l'invecchiamento del retro qua perché comunque non sono zone così soggette ad usura come la parte anteriore.
Per il battipenna, le viti dello stesso e le parti in plastica mi affido all'amico Fatboy, che in realtà si chiama Mark: ci sono vari metodi per invecchiare le parti in plastica, ma non si è mai sicuri di nulla perché esistono troppe plastiche diverse e non avevo voglia di sbattermi. Sempre nell'ordine di cui ho già detto mi sono fatto arrivare tutto l'occorrente con anche le viti già invecchiate; tra l'altro solo la testa perché 'sotto' sono nuove e quindi perfettamente funzionanti.

Adoro come invecchia lui le parti della strato, lo fa benissimo riuscendo anche a 'sformare' la plastica nei punti giusti e dando un look realmente vissuto al tutto (la mia RollingCaster ha tutte le parti in plastica simil-bakelite trattate da lui con alcuni pezzi, i copri pickup ad esempio, fatti proprio come volevo io con le mie specifiche precise: anche se pochi l'hanno notato sono proprio rotti all'estremità come capitava con la bakelite vera). Anche l'attacco del jack è un pezzo unico fatto da lui: in realtà l'avevo trovato anche su CrazyParts, ma non volevo fare l'ordine solo per una cosa ed allora ho chiesto a Mark se me lo faceva uguale. No problem: ho scoperto che in realtà è lui che fa molti dei pezzi invecchiati di CrazyParts tra cui proprio quello (ho scoperto che ha lavorato anche per 'Dawk' che è stato il tecnico di Blackmore per lungo tempo ed ha di sicuro fornito qualcosa anche a Ritchie anche se neppure lui sa cosa perché intorno all'Uomo-Nero aleggia il mistero. Di certo c'è che ho una cosa in comunque con Blackmore: lo stesso fornitore di... boh!)

Fatto benissimo anche questo e si vedono sullo sfondo anche le manopole invecchiate a regola d'arte; per me Mike è un'artista nel suo genere. Guardate che look fantastico ha la strato con le sue parti invecchiate in modo più che ottimo.

Le immagini non riescono a rendere tutte le finezze come lo sporco sul copri-pickup vicino alla vite di regolazione proprio dove va a toccare il cacciavite quando regoli l'altezza dei poli; però si vede bene la rottura tipica del battipenna in corrispondenza della vite o lo schiacciamento della plastica quando stringi troppo la vite.
Ma ora viene la parte difficile: il ponte! La Classic Player 60 ha il ponte a 2 pivot e quindi non posso montargli un ponte a 6 viti che si trova già invecchiato ad arte (tra l'altro questo a 2 viti funziona benissimo): quindi? Quindi stesso metodo usato prima: pedalare e sudare ;-) Ho scoperto così che la cromatura o il materiale del ponte è più leggero di quello delle altre parti metalliche perché già dopo la prima 'applicazione' spuntavano dei puntini di 'vissuto' (ruggine?); ho continuato altre due volte e poi ho dimenticato lo straccetto nella custodia per una decina di giorni causa impegni lavoro. Ho aperto e mi sono spaventato: questo è il risultato.

Alla faccia del relic! Non me l'aspettavo proprio: tutto funziona alla perfezione perché ho regolato l'ottavatura giusto ieri al cambio corde, ma si è 'corroso' mica da ridere.

Tutto sommato però non mi dispiace e la chitarra ha un aspetto più vissuto almeno nelle parti di metallo e di plastica.

Adesso la mia Classic Player 60 ha un look veramente 'politicamente scorretto' in quanto è uno stranissimo mix di nuovo e vecchio che nella realtà non può essere: però non mi dispiace perché sicuramente non sono normale. Ma è scorretto due volte perché il risulato l'ho ottenuto in un modo veramente poco 'corretto': usando il mio sudore letteralmente parlando. Di sicuro altri avranno schifo ed orrore a suonarla :D
Per essere perfetta le mancano ancora un paio di cose: una verniciatura alla nitro opaca con leggere sverniciature almeno dove si appoggia il braccio destro e un PALETTONE! Purtroppo per quest'ultima caratteristica non c'è nulla da fare. Non credo farò altro perché così può bastare, ma non si sa mai ;) Vi lascio con una visione d'insieme per percepire in pieno la discrepanza vecchio e nuovo che ho messo in piedi; quel che è grave è che mi piace pure.
Parto dall'alto e decido di fornirla di chiavette Kluson deluxe opportunamente già invecchiate: le acquisto da Boxguitar e vanno praticamente a pennello da subito; solo le boccole sono un pelino più strette, ma basta fare un doppio giro di teflon sulle stesse ed il gioco è fatto (ok, sarà una tecnica da 'idraulico', ma non ho trovato di meglio e poi non è una modifica invasiva in quanto posso tornare indietro quando voglio).
Mi piace molto questo look 'opaco' e un po' vissuto, però... però l'alberino abbassacorde era nuovo di zecca e luccicava troppo e quindi mi sono rivolto al mio fornitore di fiducia inglese che sta sull'Isola di Wight (dove altrimenti?): Fatboy guitars. Non aveva il pezzo in oggetto invecchiato come piace a me però me lo poteva fare e quindi me lo sono fatto fare su ordinazione insieme ad altro.
Adesso il look della paletta mi soddisfa ed anche molto; notate tra l'altro l'ordine maniacale con cui avvolgo le corde sulle meccaniche, sono riuscito persino a fargli fare lo stesso numero di giri (lo so, sono pazzo!).
Preso questa strada si trattava di continuare e quindi nell'ordine di Fatboy sono arrivati anche dei reggi-cinghia debitamente invecchiati anche nella vite di fissaggio; vorrei far notare che sono io che decido l'invecchiamento in quanto a stretto giro di mail ho ordinato e mi sono fatto fare i pezzi che volevo io.
La placca che fissa il manico invece presentava un problema insormontabile: c'è anche invecchiata, ma non con la scritta personalizzata 'Custom Shop Designed' che si trova solo sui modelli Classic Player: allora che fare? Preso un po' di carta abrasiva fine e sfregato un po' per renderla un po' opaca e vissuta, non avevo idea però di come invecchiarla senza smontarla (non avevo nessuna intenzione di fare un intervento così radicale come smontare la chitarra: tutti i lavori gli ho fatti mantenendo sempre la chitarra in perfetta efficienza). Ho avuto un'idea malsana ed anche un po' sozza: usare il sudore come dovrebbe avvenire nella realtà. Già, ma dove prenderlo? Semplice: almeno 3 volte alla settimana devo fare 30 minuti di cyclette per cercare di mantenermi in forma e quindi finita la 'sudata' prendo uno straccetto, mi asciugo la fronte, le spalle, la pancia (c'è n'è ancora troppa per i miei gusti anche se ho perso quasi 15 kg.) e lo metto sulla placca di fissaggio del manico. Voi direte che è folle ed in effetti lo è, ma quando sudo io produco liquidi in quantità industriale e lo straccetto si può tranquillamente strizzare; comunque resta il fatto che ho fatto così. Chiudevo la chitarra con lo straccetto umido di sudore sulla placca nella custodia e dopo un 2-3 giorni controllavo che fosse successo: poco in realtà, ma dopo 4-5 applicazioni qualcosa si cominciava a vedere specie nell'invaso delle viti o dove c'è la croce delle stesse.
Ho deciso di fermarmi anche perché non è un posto dove il sudore c'è molto o rimane e quindi mi accontentavo di un look 'reliccato' molto blando. Tenete presente che sulla mia strato dell'83 la vite su cui si sfrega di più quando si usano gli ultimi tasti ha perso completamente la cromatura, ma l'ho suonata per più di 20 anni prima di ottenere quel risultato! Sono passato quindi al vano molle ed ho usato la stessa tecnica che, tra l'altro, costa di meno che comprare i pezzi invecchiati ad hoc dall'amico inglese: pedalare e sudare. Altre 4-5 applicazioni dello straccetto ed i risultati si vedono.
Notate che le viti devono essere fatte di un materiale più morbido perché si arrugginiscono che è un piacere: eppure non ha mai sospettato di avere il sudore così acido, a me le corde durano parecchio e pur non pulendo mai la chitarra a fine suonata o concerto ho strato ben più vecchie senza alcun segno di ruggine. Tra l'altro ero convinto che le molle fossero in acciaio e quindi non mi aspettavo potessero essere intaccate anche loro anche se, a dire la verità, sono le più resistenti all'invecchiamento precoce forzato. Per ora fermo l'invecchiamento del retro qua perché comunque non sono zone così soggette ad usura come la parte anteriore.
Per il battipenna, le viti dello stesso e le parti in plastica mi affido all'amico Fatboy, che in realtà si chiama Mark: ci sono vari metodi per invecchiare le parti in plastica, ma non si è mai sicuri di nulla perché esistono troppe plastiche diverse e non avevo voglia di sbattermi. Sempre nell'ordine di cui ho già detto mi sono fatto arrivare tutto l'occorrente con anche le viti già invecchiate; tra l'altro solo la testa perché 'sotto' sono nuove e quindi perfettamente funzionanti.
Adoro come invecchia lui le parti della strato, lo fa benissimo riuscendo anche a 'sformare' la plastica nei punti giusti e dando un look realmente vissuto al tutto (la mia RollingCaster ha tutte le parti in plastica simil-bakelite trattate da lui con alcuni pezzi, i copri pickup ad esempio, fatti proprio come volevo io con le mie specifiche precise: anche se pochi l'hanno notato sono proprio rotti all'estremità come capitava con la bakelite vera). Anche l'attacco del jack è un pezzo unico fatto da lui: in realtà l'avevo trovato anche su CrazyParts, ma non volevo fare l'ordine solo per una cosa ed allora ho chiesto a Mark se me lo faceva uguale. No problem: ho scoperto che in realtà è lui che fa molti dei pezzi invecchiati di CrazyParts tra cui proprio quello (ho scoperto che ha lavorato anche per 'Dawk' che è stato il tecnico di Blackmore per lungo tempo ed ha di sicuro fornito qualcosa anche a Ritchie anche se neppure lui sa cosa perché intorno all'Uomo-Nero aleggia il mistero. Di certo c'è che ho una cosa in comunque con Blackmore: lo stesso fornitore di... boh!)
Fatto benissimo anche questo e si vedono sullo sfondo anche le manopole invecchiate a regola d'arte; per me Mike è un'artista nel suo genere. Guardate che look fantastico ha la strato con le sue parti invecchiate in modo più che ottimo.
Le immagini non riescono a rendere tutte le finezze come lo sporco sul copri-pickup vicino alla vite di regolazione proprio dove va a toccare il cacciavite quando regoli l'altezza dei poli; però si vede bene la rottura tipica del battipenna in corrispondenza della vite o lo schiacciamento della plastica quando stringi troppo la vite.
Ma ora viene la parte difficile: il ponte! La Classic Player 60 ha il ponte a 2 pivot e quindi non posso montargli un ponte a 6 viti che si trova già invecchiato ad arte (tra l'altro questo a 2 viti funziona benissimo): quindi? Quindi stesso metodo usato prima: pedalare e sudare ;-) Ho scoperto così che la cromatura o il materiale del ponte è più leggero di quello delle altre parti metalliche perché già dopo la prima 'applicazione' spuntavano dei puntini di 'vissuto' (ruggine?); ho continuato altre due volte e poi ho dimenticato lo straccetto nella custodia per una decina di giorni causa impegni lavoro. Ho aperto e mi sono spaventato: questo è il risultato.
Alla faccia del relic! Non me l'aspettavo proprio: tutto funziona alla perfezione perché ho regolato l'ottavatura giusto ieri al cambio corde, ma si è 'corroso' mica da ridere.
Tutto sommato però non mi dispiace e la chitarra ha un aspetto più vissuto almeno nelle parti di metallo e di plastica.
Adesso la mia Classic Player 60 ha un look veramente 'politicamente scorretto' in quanto è uno stranissimo mix di nuovo e vecchio che nella realtà non può essere: però non mi dispiace perché sicuramente non sono normale. Ma è scorretto due volte perché il risulato l'ho ottenuto in un modo veramente poco 'corretto': usando il mio sudore letteralmente parlando. Di sicuro altri avranno schifo ed orrore a suonarla :D
Per essere perfetta le mancano ancora un paio di cose: una verniciatura alla nitro opaca con leggere sverniciature almeno dove si appoggia il braccio destro e un PALETTONE! Purtroppo per quest'ultima caratteristica non c'è nulla da fare. Non credo farò altro perché così può bastare, ma non si sa mai ;) Vi lascio con una visione d'insieme per percepire in pieno la discrepanza vecchio e nuovo che ho messo in piedi; quel che è grave è che mi piace pure.
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lunedì 12 dicembre 2011
Pedaliera ennesima versione: la 4.2?
Sono ormai alla pedaliera versione 4.2 come minimo, ma il peggio è che non l'ho ancora sistemata del tutto 
A destra ho la sezione che io chiamo 'pre' perché si trova tra chitarra ed ampli; a sinistra la sezione 'send/return' e il nome spiega tutto. Ho ancora qualche dubbio nella sezione 'pre' in quanto ho messo il vibe in testa a tutto e mi piace pure così, ma ho letto che forse andrebbe dopo la sezione overdrive
Sto tirando ai dadi se mettere prima I-Ods e poi CTO1 o viceversa; per ora mi trovo anche bene così, ma i dubbi mi assalgono sempre.
A destra ho la sezione che io chiamo 'pre' perché si trova tra chitarra ed ampli; a sinistra la sezione 'send/return' e il nome spiega tutto. Ho ancora qualche dubbio nella sezione 'pre' in quanto ho messo il vibe in testa a tutto e mi piace pure così, ma ho letto che forse andrebbe dopo la sezione overdrive
Sto tirando ai dadi se mettere prima I-Ods e poi CTO1 o viceversa; per ora mi trovo anche bene così, ma i dubbi mi assalgono sempre.
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sabato 10 dicembre 2011
Hall of Fame della Tc Electronic
Questo pedale ha avuto una storia strana perché il primo ha smesso di funzionare ed ho dovuto restituirlo; tra l'altro sono stato rimborsato completamente proprio in questi giorni. Chi segue il mio blog già conosceva questa storia, fatto sta che finalmente sono riuscito a farne una recensione anche se di fretta e quindi con molti difetti.
Ecco a voi la prima parte.
E qui la seconda.
Ecco a voi la prima parte.
E qui la seconda.
sabato 3 dicembre 2011
E vai con il Vibe!
Piccola recensione di un pedale 'proletario': il Vibe della Danelectro. Come al solito, e per conservare la continuità con le recensioni precedenti, ho usato Guitar Rig 4 (simulazione del Twin Reverb) e la mia RollingCaster con pickup I-Spira; mi scuso per la scarsa qualità (l'inquadratura fissa sul pedale è triste, ma mi permette di montare velocemente il video), purtroppo il tempo a disposizione è sempre meno :-(
venerdì 2 dicembre 2011
Piccola disavventura finita bene (forse)
Acquisto sul WEB ormai da quasi 10 anni ed ho acquistato di tutto senza mai avere avuto un problema di alcun tipo; stavolta invece il problema l'ho avuto ed ho usato l'esperienza 'sfortunata' per mettere a dura prova il sistema e vedere come sarebbe andata a finire.
Da Thomann mi sono servito altre volte e mi sono trovato sempre benissimo: un paio di volte ho ordinato la merce il lunedì e l'ho poi avuta in mano il mercoledì della stessa settimana
.
Questa volta ho ordinato di venerdì ben sapendo che il sabato e la domenica non contano come giorni lavorativi, tant'è... (vedrete che questa storia del weekend si ripercuoterà ancora nella vicenda)
Procediamo con ordine.
venerdì 11/11/11 - (la data doveva dirmi qualcosa
) ordino 2 pedali da Thomann: il Tc Electronic 'Hall of Fame' - a 122 euro - e un secondo pedale 'proletario' di cui sto caricando la recensione proprio ora (uno schifezza fatta in due ore). Dal momento che ho ordinato nel tardo pomeriggio so benissimo che la merce non partirà nel weekend, ma fa nulla, non ho fretta.
mercoledì 16/11/11 - ho i pedali in mano, la spedizione è avvenuta come le volte scorse in tempi brevissimi. Attacco i pedali giusto per vedere se funzionano e vanno; per sicurezza tengo comunque il foglio della 'resa prodotto' (un foglio giallo) nel caso qualcosa non vada per il verso giusto (tale documento arriva insieme alla merce).
venerdì 18/11/11 - inizio a provare in maniera approfondita il pedale 'Hall of Fame': il suono mi soddisfa in pieno, è proprio ciò che volevo. Noto che lo switch ogni tanto fa cilecca e lo devo schiacciare più forte di quanto mi aspetti per inserire l'effetto; imputo la colpa al mio piede 'debole' e non ci penso più (anche se alle volte dovevo fare 2-3 tentativi per vedere il pedale funzionare). Purtroppo sono 2 settimane di fuoco al lavoro e quindi non posso toccare il pedale per una settimana intera.
25/11/11 - manca un mese esatto a Natale e dopo le due ore di scuola mattutine mi fiondo a casa per fare la recensione del pedale per stressare i miei amici di MusicOff. Monto tutto il set: una noia mortale tra luce, cavalletto, fotocamera, collegamenti, prova volumi, inventare delle frasi carine per ogni tipo di riverbero per far risaltare le sue caratteristiche etc. Collego il pedale, schiaccio lo switch e... niente!
Provo una dozzina di volte, ma lo switch fa 'click', ma l'effetto non si inserisce, continuo a sentire il suono pulito senza effetto alcuno. Sconsolato metto via il tutto e medito il da farsi. Apro il vano delle pile per vedere se per caso è dentro e fa contatto, ma la pila non c'è e il pedale è protetto da una paratia avvitata in modo che non possa essere manomesso in alcun modo. Meglio così, è in garanzia e quindi riavvito l'unica vite che c'è sul retro; sono convinto che sia lo switch difettoso, ma non tocco nulla. Al pomeriggio faccio un'altra prova cambiando tutti gli alimentatori che ho e provando persino con la pila, ma continua a non funzionare: sento sempre il suono pulito della chitarra con l'aggiunta di un fruscio. Per la prima volta devo affrontare l'avventura di un 'reso' con tutte le sue incognite. Purtroppo è ancora un venerdì, pure tardi e quindi anche stavolta il weekend rallenterà il tutto. Contatto senza troppe speranze Thomann e decido di usare sempre e solo la lingua italiana per mettere alla prova, come già detto, il 'sistema'. Ricevo risposta quasi immediatamente: non credo sia una cosa automatica perché la risposta è in italiano e mi viene detto che la mia richiesta sarà girata all'ufficio competente e consigliato, la prossima volta, di usare il telefono.
lunedì 28/11/11 - con precisione teutonica al mattino ricevo immediatamente un contatto dall'ufficio competente di Thomann che in perfetto italiano mi indica cosa fare (la firma è di un operatore dalle chiare origini dell'Europa dell'Est); al pomeriggio, al mattino lavoro, faccio un altro paio di domande per essere sicuro di aver capito bene: mi viene sempre risposto in italiano (ho trovato solo un articolo sbagliato: sono un prof o no?
) e in modo veloce. Devo compilare il 'foglio di reso', rispedire il pedale con tutti gli annessi, usufruire di una spedizione che non superi i 40 euro (scoprirò poi dalla moglie che lavora in posta che le possibilità sono tante, ma per stare nella cifra ho poi solo la possibilità del paccocelere internazionale), mandare via mail copia della ricevuta della spedizione. Viene anche specificato in modo chiaro che all'arrivo del mio pacco di reso il pedale verrà controllato per vedere che non sia stato manomesso o che il guasto non sia dovuto a mia incuria.
martedì 29/11/11 - Spedisco il pacco e mando la mail con la ricevuta del pagamento di 32.27 euro comunicando inoltre che scelgo, tra le varie possibilità, di essere rimborsato. Potevo anche scegliere il cambio dello stesso prodotto, un buono per un altro prodotto, un bonifico sul mio conto o il riaccredito sulla mia carta di credito (ho scelto quest'ultima opzione).
giovedì 1/12/11 - Il pacco arriva in Germania e viene consegnato a Thomann (alla faccia di chi dice che le Poste italiane non funzionano).
venerdì 2/12/11 - Non so bene che fare: il pacco è arrivato, ma ora? Vado sul sito Thomann per cercare la mail dell'operatore italiano per sapere quando avrebbero controllato il mio reso e se c'era altro che dovessi fare. Entro nell'area cliente e mi trovo un rimborso sulla mia carta di credito di 154,27 euro (122 del pedale + 32,27 della spedizione).
Ora non so bene dove e quando vedrò questi soldi (sono abituato alle uscite, non alle entrate purtroppo
), penso probabilmente il prossimo mese visto che la mia carta di credito chiude i movimenti a fine mese. Resta il fatto che in meno di un mese dall'ordine sono stato pienamente rimborsato di tutto e quindi tanto di cappello al servizio clienti di Thomann che ho trovato assolutamente ineccepibile. 
Quasi quasi gli scrivo per ringraziarli della professionalità (magari mi ridono dietro); però prima voglio vedere il 'dinero', non si sa mai ;-)
Per la cronaca ho già ordinato un altro Hall of Fame, ma stavolta qui a BG perché se lo switch salta di nuovo lo restituisco al venditore e basta
Da Thomann mi sono servito altre volte e mi sono trovato sempre benissimo: un paio di volte ho ordinato la merce il lunedì e l'ho poi avuta in mano il mercoledì della stessa settimana
Questa volta ho ordinato di venerdì ben sapendo che il sabato e la domenica non contano come giorni lavorativi, tant'è... (vedrete che questa storia del weekend si ripercuoterà ancora nella vicenda)
Procediamo con ordine.
venerdì 11/11/11 - (la data doveva dirmi qualcosa
mercoledì 16/11/11 - ho i pedali in mano, la spedizione è avvenuta come le volte scorse in tempi brevissimi. Attacco i pedali giusto per vedere se funzionano e vanno; per sicurezza tengo comunque il foglio della 'resa prodotto' (un foglio giallo) nel caso qualcosa non vada per il verso giusto (tale documento arriva insieme alla merce).
venerdì 18/11/11 - inizio a provare in maniera approfondita il pedale 'Hall of Fame': il suono mi soddisfa in pieno, è proprio ciò che volevo. Noto che lo switch ogni tanto fa cilecca e lo devo schiacciare più forte di quanto mi aspetti per inserire l'effetto; imputo la colpa al mio piede 'debole' e non ci penso più (anche se alle volte dovevo fare 2-3 tentativi per vedere il pedale funzionare). Purtroppo sono 2 settimane di fuoco al lavoro e quindi non posso toccare il pedale per una settimana intera.
25/11/11 - manca un mese esatto a Natale e dopo le due ore di scuola mattutine mi fiondo a casa per fare la recensione del pedale per stressare i miei amici di MusicOff. Monto tutto il set: una noia mortale tra luce, cavalletto, fotocamera, collegamenti, prova volumi, inventare delle frasi carine per ogni tipo di riverbero per far risaltare le sue caratteristiche etc. Collego il pedale, schiaccio lo switch e... niente!
lunedì 28/11/11 - con precisione teutonica al mattino ricevo immediatamente un contatto dall'ufficio competente di Thomann che in perfetto italiano mi indica cosa fare (la firma è di un operatore dalle chiare origini dell'Europa dell'Est); al pomeriggio, al mattino lavoro, faccio un altro paio di domande per essere sicuro di aver capito bene: mi viene sempre risposto in italiano (ho trovato solo un articolo sbagliato: sono un prof o no?
martedì 29/11/11 - Spedisco il pacco e mando la mail con la ricevuta del pagamento di 32.27 euro comunicando inoltre che scelgo, tra le varie possibilità, di essere rimborsato. Potevo anche scegliere il cambio dello stesso prodotto, un buono per un altro prodotto, un bonifico sul mio conto o il riaccredito sulla mia carta di credito (ho scelto quest'ultima opzione).
giovedì 1/12/11 - Il pacco arriva in Germania e viene consegnato a Thomann (alla faccia di chi dice che le Poste italiane non funzionano).
venerdì 2/12/11 - Non so bene che fare: il pacco è arrivato, ma ora? Vado sul sito Thomann per cercare la mail dell'operatore italiano per sapere quando avrebbero controllato il mio reso e se c'era altro che dovessi fare. Entro nell'area cliente e mi trovo un rimborso sulla mia carta di credito di 154,27 euro (122 del pedale + 32,27 della spedizione).
Ora non so bene dove e quando vedrò questi soldi (sono abituato alle uscite, non alle entrate purtroppo
Quasi quasi gli scrivo per ringraziarli della professionalità (magari mi ridono dietro); però prima voglio vedere il 'dinero', non si sa mai ;-)
Per la cronaca ho già ordinato un altro Hall of Fame, ma stavolta qui a BG perché se lo switch salta di nuovo lo restituisco al venditore e basta
giovedì 24 novembre 2011
Servirà a migliorare le mie registrazioni?
Oramai uso sempre meno Guitar Rig 4 perché, nonostante la sua indubbia comodità, le mie orecchie si sono abituate al suono dell'ampli Blackstar HT-40. Anzi, vi dirò che se smetto di suonare l'ampli e passo immediatamente al PC, il suono che sento dalle casse del PC mi fa proprio schifo (avrei bisogno di monitor seri, ma qui non si finisce più di spendere e devo dare un freno alle mie manie di perfezionismo). Devo lasciare passare almeno un giorno per dimenticarmi di come l'ampli sia più arioso e definito rispetto alle casse del PC. Dopo una settimana che non tocco la chitarra però anche Guitar Rig suona alla stragrande perché la memoria acustica, almeno la mia, è molto breve ed essendomi dimenticato l'ampli 'reale' vado di simulazione senza problema alcuno. Tutta questa lunga digressione per dire che ieri mi ero preparato a fare la recensione del TC Electronic Hall of Fame nel solito modo: Guitar Rig con simulazione di Twin Reverb e via, come tutte le mie altri recensioni: quasi tutte (L'I-ODS è stata fatta con lo zoom Q1). Sto cercando insomma di migliorare la qualità sonora delle mie registrazioni anche se credo di aver raggiunto il limite con i miei pochi mezzi a disposizione; ho fatto un ultimo sforzo ed ho dato via il microfono Shure PG57, il fratello povero dell'SM57. Preciso che a me l'SM57 non è mai piaciuto: troppi medi e troppa 'colorazione' del suono. Sarà anche uno standard, ma io sono strano e quindi ho deciso che il salto di qualità non l'avrei fatto in quella direzione; ho permutato il fratellino povero, usato una sola volta, con questo qua sotto che è nato apposta per la chitarra e lo si nota anche dalla forma a saponetta che è stata pensata per farlo pendere davanti all'ampli (praticamente come fanno tutti).

Magari uso questo e lo zoom assieme per avere due riprese e miscelarle assieme... ma, si vedrà. Ora devo trovare il tempo di fare quella benedetta recensione e non è detto che non usi ancora Guitar Rig se non altro per continuità con le altre.
Insomma: sono un indeciso cronico o solo un maledetto perfezionista pure pignolo?
Magari uso questo e lo zoom assieme per avere due riprese e miscelarle assieme... ma, si vedrà. Ora devo trovare il tempo di fare quella benedetta recensione e non è detto che non usi ancora Guitar Rig se non altro per continuità con le altre.
Insomma: sono un indeciso cronico o solo un maledetto perfezionista pure pignolo?
mercoledì 23 novembre 2011
1984: la magia del LIVE!
Avete ragione: il palco visto così come nel post precedente tutto alla luce del sole non fa poi molta impressione, ma la magia iniziava alla sera quando faceva buio. Ecco, al buio anche tutta quella roba 'fatta-in-casa' sembrava prendere una vita propria ed assumere un'aria credibile da 'gente seria' 
Infatti mi stupivo sempre anch'io di questo miracolo perché visti in foto e senza sapere tutti i retroscena nell'ormai lontanissimo 1984 sembravamo 'quasi veri'.
Stesso palco visto precedentemente montato, stesso posto, ma feeling diverso.

Alla luce del sole e senza le 'nostre' luci - comunque qualcuna a terra si vede, odiavo suonare con ancora la luce, più tardi arrivava il buio, ma si perdeva molta della magia - non eravamo così scenici anche se di casino ne facevamo sempre tanto.

Stesso anno, ma concerto diverso con il mio amico fotografo, che aveva i tappi nelle orecchie perché non sopportava il nostro genere, in vena di esperimenti con i filtri fotografici: sembro su un palco importante ed invece è sempre una festa di paese.

Ultima immagine con l'omaggio al nostro tecnico, quello che mi fece il circuito elettrico della mia prima strato, che ci aiutò in tutta la parte elettronica per fare il 'nostro' impianto e che purtroppo ora non c'è più (aveva una strato del '56 originale, era la sua, che aveva sverniciato e pitturato di arancione
, mi risulta ora l'abbia suo figlio come ricordo, ma non so neppure se sappia suonarla). Notate che il nostro batterista non sapeva mai i finali e quindi ero girato a fargli i segni per 'stopparlo'; l'amico tecnico stava regolando un pedalino flanger della chitarra che nel mixer faceva girare il suono in tutto l'impianto (stile assolo di batteria dei Kiss nel loro primo live). Però suppongo che molti di voi avranno notato la scatola sotto che altro non era che il Roland Space echo originale (quello con il nastro magnetico); ora della fine ne avremo avuti 4 o 5 che servivano come pezzi di ricambio per l'unico funzionante; l'ultima volta li ho visti in un garage buttati lì a far nulla, ma sarà ormai 15 anni fa: chissà che fine hanno fatto 
Infatti mi stupivo sempre anch'io di questo miracolo perché visti in foto e senza sapere tutti i retroscena nell'ormai lontanissimo 1984 sembravamo 'quasi veri'.
Stesso palco visto precedentemente montato, stesso posto, ma feeling diverso.
Alla luce del sole e senza le 'nostre' luci - comunque qualcuna a terra si vede, odiavo suonare con ancora la luce, più tardi arrivava il buio, ma si perdeva molta della magia - non eravamo così scenici anche se di casino ne facevamo sempre tanto.
Stesso anno, ma concerto diverso con il mio amico fotografo, che aveva i tappi nelle orecchie perché non sopportava il nostro genere, in vena di esperimenti con i filtri fotografici: sembro su un palco importante ed invece è sempre una festa di paese.
Ultima immagine con l'omaggio al nostro tecnico, quello che mi fece il circuito elettrico della mia prima strato, che ci aiutò in tutta la parte elettronica per fare il 'nostro' impianto e che purtroppo ora non c'è più (aveva una strato del '56 originale, era la sua, che aveva sverniciato e pitturato di arancione
domenica 20 novembre 2011
La new entry nella pedalboard!
Gli esperimenti continuano ed anche le new entry :shock:
Oramai ho deciso: la mia nuova pedaliera la finisco e ormai sono vicino alla soluzione DEFINITIVA!!!!!!!
Mi sono chiesto: cosa manca ai miei clean per essere belli ariosi e spaziali? Certo: detto fatto!

Lo adoro, specie nella posizione plate e church, anche con un tone print scaricato dal sito TC electronic che mi fa impazzire; certo, roba solo da clean (forse :-D), ma che suono!!!!!!!!!!!
Quando vi farò vedere che posizione gli ho dato in pedaliera rimarrete sorpresi, ma io uso una logica diversa dall'ordine logico dei collegamenti: i collegamenti saranno anche 'standard', ma il posizionamento no, li metto in ordine di 'uso' (ormai si sa che sono matto!)
Il pedale sopra non è l'unico arrivato, aveva un compagno a cui devo ancora trovare il posto giusto nella catena e poi nella pedaliera :wink:
Oramai ho deciso: la mia nuova pedaliera la finisco e ormai sono vicino alla soluzione DEFINITIVA!!!!!!!
Mi sono chiesto: cosa manca ai miei clean per essere belli ariosi e spaziali? Certo: detto fatto!
Lo adoro, specie nella posizione plate e church, anche con un tone print scaricato dal sito TC electronic che mi fa impazzire; certo, roba solo da clean (forse :-D), ma che suono!!!!!!!!!!!
Quando vi farò vedere che posizione gli ho dato in pedaliera rimarrete sorpresi, ma io uso una logica diversa dall'ordine logico dei collegamenti: i collegamenti saranno anche 'standard', ma il posizionamento no, li metto in ordine di 'uso' (ormai si sa che sono matto!)
Il pedale sopra non è l'unico arrivato, aveva un compagno a cui devo ancora trovare il posto giusto nella catena e poi nella pedaliera :wink:
martedì 15 novembre 2011
I-ODS di I-Spira
Breve recensione, fatta molto alla svelta, di un pedale overdrive di un grande artigiano italiano, Luca, che, dopo aver fabbricato ottimi pickup per chitarra dal sapore 'vintage', si cimenta anche in questa ardua prova: ricreare il suono del Dumble in un pedale.
Ci sarà riuscito?
La mia recensione non rende giustizia della complessità e varietà dei suoni ottenibili, ma il tempo è poco e quindi dovete accontentarvi ;-)
Ci sarà riuscito?
La mia recensione non rende giustizia della complessità e varietà dei suoni ottenibili, ma il tempo è poco e quindi dovete accontentarvi ;-)
giovedì 10 novembre 2011
1984: l'anno della svolta
Cominciammo a fare sul serio! Dopo un anno passato a provare in una cantina insonorizzata da noi dove non potevi neanche girarti di lato perché picchiavi il gomito destro contro il muro e la paletta della chitarra contro l'altro lato della 'cella' - e vi assicuro che non sto scherzando - iniziò la stagione LIVE.
Erano anni in cui dovevamo fare tutto da soli con le nostre risorse: la cantina fu insonorizzata da noi attaccando al muro della lana di vetro, che prudeva da far paura, a cui dopo abbiamo messo sopra del cellophane: non vi dico come mancava l'aria in quel posto, niente finestre, posto dove faceva freddo d'inverno, si gelava, e si cuoceva d'estate. Ma d'estate iniziarono le nostre serate: all'inizio 7 - 8 all'anno e sempre all'aperto nei mitici Festival dell'Unità (qui a BG si poteva suonare solo lì e non ho mai suonato senza essere pagato, magari anche poco, ma non ci siamo mai mossi senza che il nostro 'lavoro' fosse in qualche modo riconosciuto)
Eravamo in tre pazzi: il batterista procurava i posti per suonare, era del PCI, un compagno che più compagno non si può; io ero 'l'americano' perché bevevo sempre Coca Cola e quindi ero visto come il 'nemico' dei rossi (erano proprio altri tempi); il bassista-cantante era uno spasso perché cantava in inglese senza sapere una parola di quella lingua, si scriveva i testi come si pronunciano e manco li imparava a memoria. Come avrete capito divertimento folle e puro, ma ci siamo costruiti una solidissima reputazione di band live veramente 'fisica'.
Ma per girare serviva l'impianto e soldi non ce n'erano e allora? Allora ce lo siamo costruito con l'aiuto di un amico tecnico. Questo amico, lo stesso che fece il circuito modificato della mia prima strato e che ora purtroppo non c'è più, di lavoro faceva il riparatore elettronico e quindi aveva sottomano il meglio di allora che riparava. Noi, con il suo aiuto, andavamo a fare opera di spionaggio e praticamente abbiamo copiato un impianto vero con le casse e tutto. Con matita, carta e metro abbiamo letteralmente misurato delle casse vere e poi siamo andati a comprare il legno e tutto il necessario; tra conoscenze varie, pezzi tirati giù da casse dismesse, vernici, colle e altro ci siamo costruiti l'impianto. L'amico tecnico ha cablato il mixer che era una creazione sua: un insieme di schede saldate a mano e montate dentro ad un contenitore. Il tutto pesava l'ira di dio in quanto l'impianto intero era fatto, per risparmiare, in truciolato. Trasportarlo e scaricarlo dal furgone era sempre fonte di fatiche inenarrabili e mal di schiena assicurati. Anche i finali di potenza sono stati fatti a mano, ma avevamo costruito da soli e praticamente dal nulla il 'nostro' impianto: 6000 watt di roba!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Qui sotto vedete quasi il tutto di quei tempi: il mixer artigianale, a sinistra i finali dei bassi, medi e acuti e a destra del palco una delle due torri di amplificazione suddivisa appunto in bassi, con i coni rivolti verso il retro che poi riflettevano sul davanti, i medi e i tweeter in alto; sul palco si vedono anche le spie, solo due ai tempi, fatte con i coni di ampli per chitarra.

Lo so, oggi tutto questi fa sorridere, ma ai tempi non si era mai visto un gruppo girare con tutta quella roba. Non vi sarà di certo sfuggito anche quello che fu il nostro fiore all'occhiello: l'insegna luminosa. Il nome fu un'idea mia in quanto non si riusciva a trovare un accordo: chi lo voleva in italiano, chi in inglese. Una sera in cui andavamo a fare un concorso musicale (anche questa è una lunga storia da raccontare) io proposi il nome 'KRONOS' che era greco ed era uguale in tutte le lingue, il batterista volle aggiungere il suffisso BAND e da allora sino ad oggi siamo diventati la KRONOS BAND. Un nome che ancora circola nella provincia e di cui si ricordano tutti: noi eravamo quelli dell'insegna o quelli della birra (ci chiamavano anche Kronenburg per via del carattere usato per il nome) o più semplicemente quelli del lampo :-P
Ripeto: tutto questo fa sorridere, ma in quegli anni si faceva musica così e ci si arrangiava e divertiva con poco.
La preparazione dello spettacolo era tutta nostra: noi montavamo e preparavamo il tutto. Si arrivava alle 14 si caricava il furgone, alle 16 circa si era sul luogo del misfatto e si iniziava a scaricare il tutto e a montare il palco sperando di finire in tempo. In quegli anni era poca roba, quella che vedete, comunque molto più della concorrenza ;-), fari e luci quasi nulli e quindi si faceva alla svelta. Se guardate bene vedete anche la custodia della mia chitarra che riportava il nome del gruppo: ce l'ho ancora anche se mezza scassata dai vari tour :lol: Proprio perché c'era poco da montare ho avuto tempo di scattare qualche immagine della mia misera strumentazione di allora: la Stratocaster tanto sognata, ancora tutta originale, e il mio primo amplificatore valvolare: Peavey Encore 65.

La pedalanza era veramente nulla: wha e chorus, nient'altro (soldi finiti :-()

La scaletta? Eravamo una cover band e sempre lo siamo rimasti per precisa scelta: così abbiamo sbaragliato gli altri!

Raramente eseguivamo tutto perché l'improvvisazione era tanta, ma così è nato il 'mito' della Kronos Band, l'unico gruppo che faceva rock, ma rock vero, quello duro: l'hard-rock! ;-)
Erano anni in cui dovevamo fare tutto da soli con le nostre risorse: la cantina fu insonorizzata da noi attaccando al muro della lana di vetro, che prudeva da far paura, a cui dopo abbiamo messo sopra del cellophane: non vi dico come mancava l'aria in quel posto, niente finestre, posto dove faceva freddo d'inverno, si gelava, e si cuoceva d'estate. Ma d'estate iniziarono le nostre serate: all'inizio 7 - 8 all'anno e sempre all'aperto nei mitici Festival dell'Unità (qui a BG si poteva suonare solo lì e non ho mai suonato senza essere pagato, magari anche poco, ma non ci siamo mai mossi senza che il nostro 'lavoro' fosse in qualche modo riconosciuto)
Eravamo in tre pazzi: il batterista procurava i posti per suonare, era del PCI, un compagno che più compagno non si può; io ero 'l'americano' perché bevevo sempre Coca Cola e quindi ero visto come il 'nemico' dei rossi (erano proprio altri tempi); il bassista-cantante era uno spasso perché cantava in inglese senza sapere una parola di quella lingua, si scriveva i testi come si pronunciano e manco li imparava a memoria. Come avrete capito divertimento folle e puro, ma ci siamo costruiti una solidissima reputazione di band live veramente 'fisica'.
Ma per girare serviva l'impianto e soldi non ce n'erano e allora? Allora ce lo siamo costruito con l'aiuto di un amico tecnico. Questo amico, lo stesso che fece il circuito modificato della mia prima strato e che ora purtroppo non c'è più, di lavoro faceva il riparatore elettronico e quindi aveva sottomano il meglio di allora che riparava. Noi, con il suo aiuto, andavamo a fare opera di spionaggio e praticamente abbiamo copiato un impianto vero con le casse e tutto. Con matita, carta e metro abbiamo letteralmente misurato delle casse vere e poi siamo andati a comprare il legno e tutto il necessario; tra conoscenze varie, pezzi tirati giù da casse dismesse, vernici, colle e altro ci siamo costruiti l'impianto. L'amico tecnico ha cablato il mixer che era una creazione sua: un insieme di schede saldate a mano e montate dentro ad un contenitore. Il tutto pesava l'ira di dio in quanto l'impianto intero era fatto, per risparmiare, in truciolato. Trasportarlo e scaricarlo dal furgone era sempre fonte di fatiche inenarrabili e mal di schiena assicurati. Anche i finali di potenza sono stati fatti a mano, ma avevamo costruito da soli e praticamente dal nulla il 'nostro' impianto: 6000 watt di roba!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Qui sotto vedete quasi il tutto di quei tempi: il mixer artigianale, a sinistra i finali dei bassi, medi e acuti e a destra del palco una delle due torri di amplificazione suddivisa appunto in bassi, con i coni rivolti verso il retro che poi riflettevano sul davanti, i medi e i tweeter in alto; sul palco si vedono anche le spie, solo due ai tempi, fatte con i coni di ampli per chitarra.
Lo so, oggi tutto questi fa sorridere, ma ai tempi non si era mai visto un gruppo girare con tutta quella roba. Non vi sarà di certo sfuggito anche quello che fu il nostro fiore all'occhiello: l'insegna luminosa. Il nome fu un'idea mia in quanto non si riusciva a trovare un accordo: chi lo voleva in italiano, chi in inglese. Una sera in cui andavamo a fare un concorso musicale (anche questa è una lunga storia da raccontare) io proposi il nome 'KRONOS' che era greco ed era uguale in tutte le lingue, il batterista volle aggiungere il suffisso BAND e da allora sino ad oggi siamo diventati la KRONOS BAND. Un nome che ancora circola nella provincia e di cui si ricordano tutti: noi eravamo quelli dell'insegna o quelli della birra (ci chiamavano anche Kronenburg per via del carattere usato per il nome) o più semplicemente quelli del lampo :-P
Ripeto: tutto questo fa sorridere, ma in quegli anni si faceva musica così e ci si arrangiava e divertiva con poco.
La preparazione dello spettacolo era tutta nostra: noi montavamo e preparavamo il tutto. Si arrivava alle 14 si caricava il furgone, alle 16 circa si era sul luogo del misfatto e si iniziava a scaricare il tutto e a montare il palco sperando di finire in tempo. In quegli anni era poca roba, quella che vedete, comunque molto più della concorrenza ;-), fari e luci quasi nulli e quindi si faceva alla svelta. Se guardate bene vedete anche la custodia della mia chitarra che riportava il nome del gruppo: ce l'ho ancora anche se mezza scassata dai vari tour :lol: Proprio perché c'era poco da montare ho avuto tempo di scattare qualche immagine della mia misera strumentazione di allora: la Stratocaster tanto sognata, ancora tutta originale, e il mio primo amplificatore valvolare: Peavey Encore 65.
La pedalanza era veramente nulla: wha e chorus, nient'altro (soldi finiti :-()
La scaletta? Eravamo una cover band e sempre lo siamo rimasti per precisa scelta: così abbiamo sbaragliato gli altri!
Raramente eseguivamo tutto perché l'improvvisazione era tanta, ma così è nato il 'mito' della Kronos Band, l'unico gruppo che faceva rock, ma rock vero, quello duro: l'hard-rock! ;-)
mercoledì 9 novembre 2011
Ma un pedale è fatto di così poco?
Naturalmente io non so resistere alla tentazione di aprire un pedale... Stavolta però avevo anche la scusa giusta: la manopola del GAIN a inizio corsa gracchiava un po' e quindi ho deciso di usare un po' lo spray apposito per pulire i contatti. Cominciamo con il dire che trovare lo spray è stata cosa tutt'altro che semplice: ho girato tutto Leroy Merlin e nessuno dei commessi sapeva bene dove mandarmi; alla fine l'ho trovato nella sezione utensileria a fianco di sgrassatori, vasellina, olio per catene, svitol, antiruggine etc. Ma!!!!!!!!!
Ero molto curioso di aprire il pedale perché, come si dice sul web, sarebbe un clone del Timmy, clone al punto che la Danelectro l'ha dovuto ritirare dal mercato per evitare guai. Per questo motivo al suo interno mi aspettavo meraviglie tecnologiche: lo apro e la prima cosa che mi colpisce è la costruzione abbastanza strana: due mini circuiti stampati sovrapposti per stare in quello spazio risicato. Il mio primo pensiero è stato: ma non potevano pensarlo più semplice? Va bene il look, ma per riuscire a far stare il circuito stampato in quel contenitore tanto strano si sono dovuti inventare le doppie schede da collegare tra di loro con degli spinotti microscopici. Anche i potenziometri del GAIN, VOLUME e ALTI /BASSI, quest'ultimo concentrico, sono piccolissimi e parecchio difficili da raggiungere al punto che devo praticamente smontare la scheda superiore per accedere al piano di sotto. Ma la cosa più incredibile ancora è che il pedale sembra fatto di niente. :-?

Ho delle grosse difficoltà a maneggiare il tutto dato le dimensioni piccolissime, evidentemente chi monta questi pedali ha delle manine da lillipuziano! Ma osservando ancora più da vicino noto che le 'piste' sul circuito stampato sono veramente poche ed anche i componenti elettronici sono ridotti proprio all'osso :-o

Ok, non ho visto il retro di questa scheda, ma dalle saldature non sembra esserci molto di più; possibile che un pedale, anche se solo booster, sia fatto di così poco? Non ho aperto un Timmy, ma se dopo averlo preso e speso 200 e passa euro mi trovassi davanti a così poco mi 'inquieteri' non poco. Boh! Di certo il Timmy sarà ben più complicato, ma se si riesce ad ottenere qualcosa di simile con meno perché affidarsi a qualcosa di molto più costoso? Va beh, io non faccio testo, non sono il mitico RAFFUS!
Comunque funziona alla grande e fa proprio quello che voglio io: 'boosta' in maniera limpida, quasi cristallina volendo e se alzo il GAIN di un po' il pulito si sporca che è una bellezza.
P.S. - Per la cronaca sono riuscito a rimontarlo bene nonostante i miei 'ditoni' e la mia miopia/presbiopia/astigmatismo (ce le ho tutte io!)
Ero molto curioso di aprire il pedale perché, come si dice sul web, sarebbe un clone del Timmy, clone al punto che la Danelectro l'ha dovuto ritirare dal mercato per evitare guai. Per questo motivo al suo interno mi aspettavo meraviglie tecnologiche: lo apro e la prima cosa che mi colpisce è la costruzione abbastanza strana: due mini circuiti stampati sovrapposti per stare in quello spazio risicato. Il mio primo pensiero è stato: ma non potevano pensarlo più semplice? Va bene il look, ma per riuscire a far stare il circuito stampato in quel contenitore tanto strano si sono dovuti inventare le doppie schede da collegare tra di loro con degli spinotti microscopici. Anche i potenziometri del GAIN, VOLUME e ALTI /BASSI, quest'ultimo concentrico, sono piccolissimi e parecchio difficili da raggiungere al punto che devo praticamente smontare la scheda superiore per accedere al piano di sotto. Ma la cosa più incredibile ancora è che il pedale sembra fatto di niente. :-?
Ho delle grosse difficoltà a maneggiare il tutto dato le dimensioni piccolissime, evidentemente chi monta questi pedali ha delle manine da lillipuziano! Ma osservando ancora più da vicino noto che le 'piste' sul circuito stampato sono veramente poche ed anche i componenti elettronici sono ridotti proprio all'osso :-o
Ok, non ho visto il retro di questa scheda, ma dalle saldature non sembra esserci molto di più; possibile che un pedale, anche se solo booster, sia fatto di così poco? Non ho aperto un Timmy, ma se dopo averlo preso e speso 200 e passa euro mi trovassi davanti a così poco mi 'inquieteri' non poco. Boh! Di certo il Timmy sarà ben più complicato, ma se si riesce ad ottenere qualcosa di simile con meno perché affidarsi a qualcosa di molto più costoso? Va beh, io non faccio testo, non sono il mitico RAFFUS!
Comunque funziona alla grande e fa proprio quello che voglio io: 'boosta' in maniera limpida, quasi cristallina volendo e se alzo il GAIN di un po' il pulito si sporca che è una bellezza.
P.S. - Per la cronaca sono riuscito a rimontarlo bene nonostante i miei 'ditoni' e la mia miopia/presbiopia/astigmatismo (ce le ho tutte io!)
lunedì 7 novembre 2011
New entry: Danelectro Transparent Overdrive v1
Ero alla ricerca di un boost che alzasse un po' il suono, ma fosse pulitissimo, quasi cristallino e l'avevo individuato nel Timmy di Paul Cochrane: gran pedale! Già, ma anche gran prezzo e reperibilità alquanto difficile; anche usato sta sui 180 euro che non sono pochi per avere solo un leggero boost e allora? Allora ho trovato un video su Youtube dove si paragonava quel pedale ad un altro molto meno blasonato e costoso: le mie orecchie vintage rovinate da anni e anni di rock non notavano poi questa grande differenza e così mi sono messo a cercare informazioni. Il pedale è il Danelectro Cool Cat Transparent Overdrive, nome lunghissimo e quindi d'ora in avanti lo chiamerò CTO 1, che però non è più in produzione. Perché? Perché il signor Paul si è accorto che era un po' troppo simile al suo 'pargolo', alcuni dicono copiato, ma io ci credo poco a quest'ultima teoria; di certo suonavano talmente simili che alla Danelectro hanno deciso di farlo scomparire dalla produzione e farne una versione 2 (ecco perché ci sono la V1 e la V2). Per informazione le malelingue diconono che la V2 suoni molto simile all'OCD; per me sono leggende metropolitane. Comunque anche dal web ho capito che la V1 era la mia in quanto molto cristallina dove invece la V2, quella attualmente in vendita, risulta essere molto più grossa e granitica. Sono andato nel mio negozio di fiducia ed ho provato il Timmy: eccezionale! Ma 220 euro sono una mazzata per uno sfizio, quindi ricerca su Mercatino Musicale, ma il CTO V1 è letteralmente scomparso dai mercatini di tutto il mondo e, come tutte le cose circondate da leggenda, chi ce l'ha se lo tiene o sono finiti tutti in qualche spazzatura. Un bel mistero, non c'è che dire. Ma sono fortunato perché quest'estate trovo un simpatico e gentile utente molisano che ne ha in vendita uno e gli chiedo se lo vende; nessun problema se non fosse per le imminenti vacanze mie e sue. Si rimanda tutto a dopo, ma dopo lui riprende a suonare in un gruppo e decide di tenerselo; va beh, lo capisco e in fondo beato lui che suona in un gruppo. Poi, senza che io lo gufassi, il gruppo si scoglie e lui mi contatta per chiedermi se lo desidero ancora; devo dire che in questo è stato molto gentile. Io ho appena preso l'I-ODS e quindi sono preoccupato di avere un doppione così gli chiedo se può aspettare mentre lo provo per accertarmi che siano pedali diversi. Lui gentilmente me lo tiene bloccato ed io faccio le mie prove; il pedale di Luca Villani è un'altra cosa anche se può fare da booster, ma io intendo usarlo in altro modo e così decido di prenderlo. Costa 1/4 del Timmy ed oggi è arrivato qui da me.

L'aspetto più che modesto direi che è strano anche se la scocca è robustissima; i controlli sono messi in una zona difficilissima da raggiungere, che può essere un bene o un male, e non si vedono per nulla quando si è in piedi, ma questo è un pedale che una volta regolato si dimentica, almeno questa è la mia opinione.

L'ho provato e fa esattamente quello che volevo io: è un clone del Timmy? Onestamente non so dire, suonano molto simili, ma quello che a me interessa non è che sia uguale, ma che faccia quello che voglio io e lo fa quindi :)
L'aspetto più che modesto direi che è strano anche se la scocca è robustissima; i controlli sono messi in una zona difficilissima da raggiungere, che può essere un bene o un male, e non si vedono per nulla quando si è in piedi, ma questo è un pedale che una volta regolato si dimentica, almeno questa è la mia opinione.
L'ho provato e fa esattamente quello che volevo io: è un clone del Timmy? Onestamente non so dire, suonano molto simili, ma quello che a me interessa non è che sia uguale, ma che faccia quello che voglio io e lo fa quindi :)
sabato 5 novembre 2011
Operazione nostalgia: Vigilius story
"Qui è proprio cultura e diffusone della cultura musicale, la storia,
da beethoven, ai rainbow, ritchie, e gli aneddoti dello Zio.."
Con queste parole l'amico Craftsman commentava i miei due video riguardanti i miei 50 anni e la mia esecuzione dell'Inno alla gioia; penso che sia uno dei complimenti più belli che mi abbiano mai fatto. Morale della favola ho cominciato a ripensare la 'mia' storia musicale e quello che ho fatto in epoca non sospetta e soprattutto quando molti dei ragazzi di oggi manco erano ancora nei 'pensieri di Dio'. Del mio passato ho conservato poco perché... perché allora non mi sembrava importante ed anche se io conservo quasi tutto alcune cose sono proprio sparite chissà dove. Quindi cerco di offrire dei flash, specie visivi, dei tempi che furono: qualcuno ricorderà qualcosa e forse gli scenderà anche qualche lacrimuccia, altri l'avranno sentito raccontare da qualche zio o parente, altri, i giovanissimi, sorrideranno perché mi prenderanno per pazzo.
All'inizio non fu una strato, lo so è incredibile! Ho ritrovato solo un'immagine di quel periodo che mi permise comunque di imparare a suonare la chitarra, ma è un'immagine già tarda perché risale più o meno al 1980 ad uno dei miei primi LIVE seri in quel di BG (del mio passato astigiano e del mio primo gruppo ho ritrovato solo alcune registrazioni di cui potete sentire qualcosa in questo post).
Lo so, sembro un beota, ma non avevo neanche 20 anni e mi sembrava di essere un musicista vero perché facevo quattro accordi giusti: beata gioventù e beata ignoranza. Questa è un'immagine comunque importante perché è il primo concerto del mio gruppo storico (rimasi con loro sino al 1995-96, quindi un bel po') che non aveva ancora assunto il suo nome definitivo: ci chiamavamo "Tuono"! (che vergogna!) Facevamo quasi 2 ore di concerto e non avevamo neanche 10 pezzi in repertorio: roba da folli, ma allora si usava così, anzi no, si usava 5-6 anni prima, ma a noi importava poco.
Intanto nella mia cameretta sognavo di diventare un grande, come? Semplice: montavo due faretti colorati alle luci del letto mio e di mio fratello, mettevo dietro di me il poderoso ampli da 15 watt con cui ho imparato a suonare - un transistor puro che non aveva manco l'ombra di una distorsione; notato le dimensioni del cono? Bravi, sembrava un cono gelato! - e con le mancette della nonna e dei parenti tutti, allora si usava così oltre a fare la cresta sul mangiare quando andavo a Milano all'Università (cioé mangiavo meno per risparmiare i soldi per le corde, i plettri etc.), mi ero preso ben due pedali che si intravedono in basso: un chorus che non ricordo (preso dando dentro l'EH Small Stone originale oggi ricercato, io e gli affari siamo un tutt'uno) e un altro EH che mi piaceva un sacco e che si chiamava Hot Tubes che altro non era che un simulatore di ampli a valvole (allora manco sapevo cosa fosse una valvola, sapevo solo di volere un Marshall perché c'era sulla copertina di Made in Japan).
L'effetto scia l'ho ottenuto allungando il tempo di esposizione della macchina fotografica e muovendomi di conseguenza; macchina fotografica Canon rigorosamente analogica con pellicola, quella cosa che i giovani non sanno cosa sia, e dovevi aspettare minimo una settimana per sapere se la foto fosse riuscita o meno (spesso molto di più perché stampare costava e quindi usavo gli ultimi 3-4 scatti rimasti di un rullino da 36 pose di qualche vacanza estiva). Lo so, sto parlando arabo per molti di voi, ma fidatevi, non racconto bugie. L'immagine sopra risale al 1984 ed avevo già la strato fiammante tanto sognata la cui storia trovate qua.
Per ora mi fermo qua anche perché probabilmente non interesserà a nessuno, ma conto di andare avanti ;-)
mercoledì 26 ottobre 2011
Arrivato!!!!!
Eh già, il buon Luca di I-Spira non fa solo pickup, ma si è messo a costruire anche questo gingillo molto, ma molto interessante. A dire il vero so che farà il suo ingresso anche in un altro settore della musica e sarà un 'botto' senza precedenti, ma andiamo con ordine. Ieri, giorno del mio 51° compleanno, senza che io lo sapessi è partito un pacco, non bomba per mia fortuna, verso il profondo nord della penisola (va beh, ho esagerato un po'). Ancor prima che lo pagassi il buon Luca, che a mio parere ragiona più da artigiano e da musicista che da commerciante, mi ha spedito la sua ultima creazione: un pedale overdrive.
Lo so, lo so, io sono quello che la saturazione o la fa l'ampli o nisba; ma si invecchia e la curiosità di provare qualche nuovo suono che non sia quello di un Marshall a manetta o di un Fender super-pulito (quello che tenta di fare il mio piccolo Blackstar) mi sta stuzzicando non poco e da molto tempo. Quello che ho tra le mani non è un semplice pedale, ma un vero e proprio premplificatore che prende come punto di riferimento il suono di una specie di leggenda tra i chitarristi: il Dumble Overdrive Special. Ecco quindi spiegato il nome di I-ODS!
L'oggetto arriva in una scatola forse un po' anonima, ma stilosa e con un'ottima imbottitura che protegge il piccolo gioiellino riminese.
Eccolo estratto dalla scatola che già lascia intravedere il suo carattere molto fashion e molto Made in Italy: niente fronzoli, ma tutta sostanza.
Ma siccome sono un depravato ho deciso di spogliarlo: lo voglio 'nudo' per far risaltare la sua anima nera con scritte gialle.
Comincio subito con il dire che anche l'aspetto esteriore denota un aspetto molto professionale: la verniciatura è ottima e spessa, si capisce subito che è robusta e le serigrafie sono fatte con tutti i crismi e non, come ho visto su certi pedali che si definiscono boutique, degli orribili adesivi che potrei stamparmi in casa pure io. Ma la sorpresa arriva quando lo osservo dal davanti e noto che il buon Luca, che sa che io amo tutto personalizzato, ha apposto la sua firma ed una piccola dedica.
Tutti sanno quanto io sia curioso e secondo voi potevo non aprirlo? Certo che no! (mi auguro così facendo di non infrangere nessun segreto industriale)
La stessa pulizia e ordine esteriore è sintomo di pulizia e ordine interiore: proprio come diceva sempre la mia nonna e dico sempre io in classe. Ma la sorpresa arriva quando per riavvitare il coperchio posteriore scopro che è firmato anche internamente con uno scoop mica da poco: guardate!
Ho il numero 1 di un pedale italiano: troppo figo!!!!
Ah già, dimenticavo: come suona?
Non lo saprete mai!!!!!! ;-) :lol:
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