Erano anni in cui dovevamo fare tutto da soli con le nostre risorse: la cantina fu insonorizzata da noi attaccando al muro della lana di vetro, che prudeva da far paura, a cui dopo abbiamo messo sopra del cellophane: non vi dico come mancava l'aria in quel posto, niente finestre, posto dove faceva freddo d'inverno, si gelava, e si cuoceva d'estate. Ma d'estate iniziarono le nostre serate: all'inizio 7 - 8 all'anno e sempre all'aperto nei mitici Festival dell'Unità (qui a BG si poteva suonare solo lì e non ho mai suonato senza essere pagato, magari anche poco, ma non ci siamo mai mossi senza che il nostro 'lavoro' fosse in qualche modo riconosciuto)
Eravamo in tre pazzi: il batterista procurava i posti per suonare, era del PCI, un compagno che più compagno non si può; io ero 'l'americano' perché bevevo sempre Coca Cola e quindi ero visto come il 'nemico' dei rossi (erano proprio altri tempi); il bassista-cantante era uno spasso perché cantava in inglese senza sapere una parola di quella lingua, si scriveva i testi come si pronunciano e manco li imparava a memoria. Come avrete capito divertimento folle e puro, ma ci siamo costruiti una solidissima reputazione di band live veramente 'fisica'.
Ma per girare serviva l'impianto e soldi non ce n'erano e allora? Allora ce lo siamo costruito con l'aiuto di un amico tecnico. Questo amico, lo stesso che fece il circuito modificato della mia prima strato e che ora purtroppo non c'è più, di lavoro faceva il riparatore elettronico e quindi aveva sottomano il meglio di allora che riparava. Noi, con il suo aiuto, andavamo a fare opera di spionaggio e praticamente abbiamo copiato un impianto vero con le casse e tutto. Con matita, carta e metro abbiamo letteralmente misurato delle casse vere e poi siamo andati a comprare il legno e tutto il necessario; tra conoscenze varie, pezzi tirati giù da casse dismesse, vernici, colle e altro ci siamo costruiti l'impianto. L'amico tecnico ha cablato il mixer che era una creazione sua: un insieme di schede saldate a mano e montate dentro ad un contenitore. Il tutto pesava l'ira di dio in quanto l'impianto intero era fatto, per risparmiare, in truciolato. Trasportarlo e scaricarlo dal furgone era sempre fonte di fatiche inenarrabili e mal di schiena assicurati. Anche i finali di potenza sono stati fatti a mano, ma avevamo costruito da soli e praticamente dal nulla il 'nostro' impianto: 6000 watt di roba!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Qui sotto vedete quasi il tutto di quei tempi: il mixer artigianale, a sinistra i finali dei bassi, medi e acuti e a destra del palco una delle due torri di amplificazione suddivisa appunto in bassi, con i coni rivolti verso il retro che poi riflettevano sul davanti, i medi e i tweeter in alto; sul palco si vedono anche le spie, solo due ai tempi, fatte con i coni di ampli per chitarra.
Lo so, oggi tutto questi fa sorridere, ma ai tempi non si era mai visto un gruppo girare con tutta quella roba. Non vi sarà di certo sfuggito anche quello che fu il nostro fiore all'occhiello: l'insegna luminosa. Il nome fu un'idea mia in quanto non si riusciva a trovare un accordo: chi lo voleva in italiano, chi in inglese. Una sera in cui andavamo a fare un concorso musicale (anche questa è una lunga storia da raccontare) io proposi il nome 'KRONOS' che era greco ed era uguale in tutte le lingue, il batterista volle aggiungere il suffisso BAND e da allora sino ad oggi siamo diventati la KRONOS BAND. Un nome che ancora circola nella provincia e di cui si ricordano tutti: noi eravamo quelli dell'insegna o quelli della birra (ci chiamavano anche Kronenburg per via del carattere usato per il nome) o più semplicemente quelli del lampo :-P
Ripeto: tutto questo fa sorridere, ma in quegli anni si faceva musica così e ci si arrangiava e divertiva con poco.
La preparazione dello spettacolo era tutta nostra: noi montavamo e preparavamo il tutto. Si arrivava alle 14 si caricava il furgone, alle 16 circa si era sul luogo del misfatto e si iniziava a scaricare il tutto e a montare il palco sperando di finire in tempo. In quegli anni era poca roba, quella che vedete, comunque molto più della concorrenza ;-), fari e luci quasi nulli e quindi si faceva alla svelta. Se guardate bene vedete anche la custodia della mia chitarra che riportava il nome del gruppo: ce l'ho ancora anche se mezza scassata dai vari tour :lol: Proprio perché c'era poco da montare ho avuto tempo di scattare qualche immagine della mia misera strumentazione di allora: la Stratocaster tanto sognata, ancora tutta originale, e il mio primo amplificatore valvolare: Peavey Encore 65.
La pedalanza era veramente nulla: wha e chorus, nient'altro (soldi finiti :-()
La scaletta? Eravamo una cover band e sempre lo siamo rimasti per precisa scelta: così abbiamo sbaragliato gli altri!
Raramente eseguivamo tutto perché l'improvvisazione era tanta, ma così è nato il 'mito' della Kronos Band, l'unico gruppo che faceva rock, ma rock vero, quello duro: l'hard-rock! ;-)
Certo che la tua era una gran bella responsabilità. Suonare QUELLE canzoni senza l'apporto/supporto delle tastiere non deve essere stato per niente facile.
RispondiEliminaEravamo dei folli ed è da lì che ho imparato ad arrangiare, a non fare mai delle versioni 'copiate' e basta dei pezzi storici; insomma erano già tutte versioni 'mie'!
RispondiEliminaHo avuto recentemente l'occasione di aprire un paio di concerti alla Kronos band (mark XVII o giù di lì immagino) e benchè mi renda conto che ora facciano cose completamente diverse rispetto al periodo descritto, mi sono sentito comunque orgoglioso di condividere il palco con chi c'era in quegli anni di sperimentazione e follia rock!
RispondiEliminaSaluti e complimenti per gli articoli!
Federico
Ma l'asta del microfono vicino alla tua pedalanza cosa significa: facevi anche "la" corista? :lol:
RispondiEliminaSgamato!!!!!!!!!!!!!!!!! Facevo qualche coro ignobile in effetti :-(
RispondiEliminaGrazie Federico, fa sempre piacere vedere che c'è ancora chi sa cosa sia la Kronos Band e, magari, cosa sia stata nel passato.
RispondiEliminaL'importante è che abbia "fatto il verso" a Janis Joplin durante Summertime. Per il resto, Nobody's Perfect.
RispondiEliminaCome si fa a modificare un commento? Me ne è rimasto un pezzo nella tastiera.
RispondiEliminavolevo scrivere
L’importante è che tu non abbia “fatto il verso” a Janis Joplin durante Summertime. Per il resto, Nobody’s Perfect.
[...] ragione: il palco visto così come nel post precedente tutto alla luce del sole non fa poi molta impressione, ma la magia iniziava alla sera quando faceva [...]
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