giovedì 19 maggio 2011

Considerazioni filosofiche sul compressore

Premessa
Sono solo considerazioni sparse mie, una specie di autocritica per tentare di capire me stesso e le mie esigenze; prendetele pure per elucubrazioni di un pazzo, ma secondo me qualche spunto interessante su cui disquisire ci potrebbe anche essere.
Poi non è mai troppo tardi per imparare: dai propri errori e dagli altri ;-)

La teoria
Da Wikipedia:

"Il compressore per chitarra è un effetto tra i più usati in svariati generi, tra cui il metal e il rock, ma soprattutto il blues e il funky.
Questo effetto comprime il segnale sonoro in una banda più stretta (regolabile attraverso un potenziometro). Il risultato che si ottiene è un segnale in uscita tutto allo stesso volume, particolarmente adatto per i riff puliti del funky. Il compressore ha anche la funzione di rendere più intelligibili i soli senza aumentare troppo la distorsione, ma questo causa spesso fastidiosi rumori di fondo.
A causa del fatto che la compressione si traduce in una perdita di guadagno, il compressore consente di aggiungere una quota fissa di volume al segnale di uscita in modo tale da poter sopperire alla riduzione del livello sonoro del segnale. È importante notare che la compressione ha l'effetto di potenziare i passaggi più leggeri (che hanno volume più basso) all'interno di un brano, in modo tale che alla fine l'estensione dinamica verrà schiacciata; In altre parole, se si guarda all'effetto netto i suoni forti risulteranno indeboliti, mentre quelli deboli potenziati."

La pratica
Perfetto, questo è quello che sapevo anch'io per quanto riguarda il compressore. Come sapete ne ho preso uno anche di discreta qualità: per chi non lo sapesse questo qua sotto.



Oggi l'ho potuto testare un'altra oretta e faccio le mie considerazioni che partono dalla mia esperienza con questo pedale, ma penso che in buona sostanza vada bene per tutta la categoria.

Considerazione 1
Prima di tutto comincio con il dire che è silenziosissimo e questo è sicuramente un pregio dato che una certa rumorosità è insita nella concezione stessa della compressione: se alza i segnali deboli è chiaro che qualsiasi fruscio tenderà ad essere evidenziato in modo esponenziale. Naturalmente mi riferisco al suono pulito, ma anche aggiungendo gain il pedale rimane silenzioso, il fruscio che casomai evidenzia viene da altre fonti e non da lui.
L'ho scelto dopo attenta ricerca perché lo volevo trasparente e se settato in modo corretto è assolutamente inudibile la differenza tra pedale acceso e pedale spento: altro pregio.
Ma non voglio fare la recensione di questo pedale bensì entrare nello specifico di cosa fa un compressore: comprime! Bella scoperta: ma che vuol dire?
Vuol dire che quando faccio un arpeggio pulito tende a livellare il volume di tutte le note da me plettrate: figo! Già, ma, credeteci o no, già lo so fare io con il plettro e le mie mani; 30 anni di esperienza mi hanno portato a 'comprimermi' naturalmente al punto che se le note non escono più o meno allo stesso volume lo considero un errore mio. Certo è comodo specie nelle posizioni intermedie della strato anche perché fare così è nella sua natura. Il compressore da me utilizzato, ma praticamente tutti, ha anche un volume perché all'aumentare della compressione aumenta il volume e viceversa - di per sé non è così, ma la percezione 'elementare' è proprio questa e sarebbe lungo spiegare cosa veramente succede - e quindi bisogna far interagire le due cose. Alla fine sapete quale è l'impostazione che mi piace? Compressione a ore 9, praticamente inesistente, e recupero del volume perso tramite la manopola corrispondente: in pratica lo uso come leggerissimo boost aumentando leggermente il volume negli arpeggi e compensando così la possibile perdita di intelligibilità quando provengo da una ritmica (naturalmente parlo sempre di suoni puliti).
Ma allora usato in questo modo a che mi serve un pedale così? Probabilmente a nulla!

Considerazione 2
Ok, adesso provo ad usarlo, sempre sui puliti, facendo un'accompagnamento ad accordi, praticamente facendo 'strumming'. Qui, dopo l'inserimento, tutto viene appiattito sullo stesso volume: sarà comodissimo in fase di registrazione, ma da ascoltare è odioso, fastidioso. Non sopporto la totale mancanza di dinamica alla mia plettrata: a me piace molto dare gli accenti mentre suono la ritmica e passare dai piani ai fortissimi. I piani ci sono, ma i fortissimi vengono... compressi - ma va! - e la musica mi sembra diventare improvvisamente piatta, senz'anima. Ho provato anche semplicemente a fare un Do aperto ed un Sol facendo scivolare il plettro corda per corda: senza il pedale inserito trovo che il suono sia bellissimo, arioso, vibrante con spazio... appena inserisco il compressore e rifaccio la stessa cosa di colpo si perde 'l'ariosità', il respiro tra una corda e l'altra, lo spazio, tutto viene perfettamente inscatolato in una griglia perfetta dove ogni nota è uguale alla precedente ed alla successiva: noioso insomma!
Che senso ha che abbia preso un amplificatore valvolare che dovrebbe esaltare la dinamica di chi suona se poi inserendo questo effetto la stessa dinamica viene uccisa?

Considerazione 3
Ho provato, sempre sul pulito, un pseudo attacco simile all'assolo di Another brick in the wall di Gilmour e qualche piccolo lick alla Knopfler per testare il compressore sui soli. In questo caso ho volutamente girato di più la manopola della stessa, ma non riesco ad andare oltre la posizione di ore 9 perché già lì siamo al limite per i miei gusti, e l'effetto di schiacciamento della nota nel suo attacco iniziale è evidentissimo. La compressione qui 'limita' il picco e costringe il picco della mia plettrata risultandone quello 'schiacciamento' tipico della compressione sulle note singole; la percezione è netta e trasforma il tutto con un attacco che a me ricorda, neanche tanto vagamente, la musica country dove le note sono spesso tutte molto intelligibili e dall'attacco netto e preciso.
Anche qui potete crederci o no, ma un effetto simile lo riesco ad ottenere grazie ai miei plettri durissimi ed allo stoppaggio immediato della note dopo la plettrata; certo, non è la stessa cosa, ma non è che sia poi lontano anni luce da tutto ciò. Che sia un altro caso di 'compressione' esecutiva? Cioè in pratica ho imparato a suonare in modo 'compresso' senza far uso del compressore? Una cosa però ve la devo proprio dire: odio quando plettro sempre più forte ed esce sempre lo stesso volume, mi sento frustrato :x L'aiuto che la compressione mi dà su note deboli o sui pianissimi lo posso anche accettare di buon grado, anche se nella mia testa lo interpreto sempre come un mio deficit esecutivo, ma l'odio profondo che mi viene quando picchiando sempre più forte su quella corda non riesco a non ottenere nulla di più di quel limite che io ho impostato sul pedale... beh, è assolutamente frustrante, come già detto.
Mi sento limitatissimo dal punto di vista esecutivo a poche sfumature.

Considerazione 4
Proviamo ad inserire l'altro canale dell'amplificatore e ad alzare il gain: qui proprio non ho capito a cosa possa servire. L'ampli distorto a valvole tende già a comprimere di suo e quindi l'utilizzo di un compressore, per quel poco che ho capito, lo trovo se non inutile quantomeno ridondante. Sui soli dovrebbe livellare le note ed aumentare il sustain: la prima cosa forse la fa, ma non ne ho mai sentita la reale esigenza, in fondo basta saper controllare bene la pennata; la seconda la ottengo con un buon vibrato della mano sinistra. Sapete dove aiuta? Sugli armonici artificiali, ma anche qui se fossi abile come Jeff Beck probabilmente potrei farne a meno.
Ritorna la domanda: mi serve davvero?

Considerazioni finali
Onestamente non lo so. Sono contento di averne finalmente capito l'utilizzo, anche grazie alla frequentazione di questo forum, ma ho come l'impressione di trovarmi in una situazione alquanto contraddittoria. Da una parte ho voluto l'amplificatore valvolare per avere il gusto del tocco dinamico e dall'altra mi ritrovo ad avere un pedale che limita questa cosa; da una parte voglio un'ampli che sia in grado di far risaltare le mille possibilità delle mie mani e della mia plettrata e dall'altra ho questo pedale che riduce queste possibilità. Insomma mi pare che il compressore lavori un po' sullo stesso principio dei file ZIP o degli MP3: in origine ho un insieme di dati notevole che viene ridotto, compresso appunto, ai soli elementi essenziali, parte dell'informazione mi pare che vada persa come se avessi una fotografia sfocata dell'originale. Checché mi si dica io ritengo che un MP3 non suonerà mai come un file Wave originale perché parte dell'informazione è andata persa: ok, forse non ho un orecchio fine al punto da capirlo, ma nel caso della chitarra forse sì e sapete perché? Perché nella chitarra non ho un solo senso che funziona, se non altro ho anche il tatto e lì non c'è santo che tenga: se picchio più forte e non suona più forte ci rimango malissimo, è come se ci fosse uno scollamento tra quello che voglio e faccio e quello che sento. Attenzione: non sto dicendo che non serva a nulla, sugli arpeggi aiuta e non poco, ma ha senso saltare sul pedale solo ogni volta che devo fare 2 arpeggini? Insomma devo concentrarmi più sui piedi che sulle mani? (la battuta che suono con i piedi è troppo scontata e quindi evitatela ;-)) Io pensavo di poterlo sempre inserire e dimenticarmene ed invece? Invece o lo setto praticamente al minimo al punto che lo neutralizzo oppure mi ritrovo nella situazione che ogni pennata mancante di dinamica, praticamente tutte le mie, mi ritrovo a ricordarmi che c'è una specie di palla al piede che mi impedisce di esprimermi al massimo.

Considerazioni filosofiche
Cosa ho imparato per ora? Che nonostante mi consideri un rockettaro privo di gusto e di finezze evidentemente un certo gusto per il tocco devo averlo sviluppato anche se a mia insaputa altrimenti non si spiegherebbe il mio imbarazzo e la mia frustrazione quando non sento uscire dall'ampli esattamente quello che le mie dita vogliono esprimere (sarebbe forse più giusto dire che 'provano' ad esprimere).

Insomma è come se mi trovassi a dipingere la realtà con una tavolozza di colori molto limitata, due soli colori: il bianco e il nero. Ma la realtà è molto più ricca e sfaccettata; mi sembra di essere nella situazione di Hegel quando criticava la filosofia di Schelling: "è come la notte in cui tutte le vacche sono nere".

4 commenti:

  1. Con tutte le considerazioni, oserei dire, più negative che positive che hai elencato, secondo me sei entrato in una fase del tipo "sono depresso perchè mi sono 'compresso' ".
    Se capitasse a me, proverei a fare così:
    1- metterei il rothwell a prendere un pò di polvere per un mesetto o più così da dimenticarmi come suona.
    2- individuerei nel frattempo uno o più brani del mio repertorio che secondo il mio giudizio sarebbero da suonare usando il compressore.
    3- fra un mesetto o più, un giorno che mi sento in palla, rispolvererei il compressore e proverei a suonare i brani che avevo scelto in versione "buona la prima" cioè d'istinto senza star lì a fare settaggi per delle ore prima di suonare.
    Vedrai che a "mente e dita fredde", molto probabilmente, le cose saranno diverse (o almeno speriamolo)
    ;-)

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  2. No, non sono depresso: ho capito a che serve un compressore, ma sembra non essere compatibile con il mio modo di suonare e il mio gusto e penso proprio che lo lascerò lì per un po' a meditare, lui ed io. ;-)

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  3. Si, lo so che non sei depresso, forse mi sono espresso male.
    Diciamo che con le tue esternazioni hai ampiamente fatto intendere la tua "presunta" incompatibilità con l'apparecchietto, ma secondo me è più un impressione "a caldo" dopo i primi esperimenti che un giudizio definitivo.

    P.S. Ieri sera ho scovato in rete un "presunto" schema elettrico del treble booster Hornby&Skewes con l'indicazione " R5 100K replace with 100K log potentiometer for presumed Ritchie Blackmore modification, wiper to output".
    Che dici, devo fare un raid in un negozio di elettronica e mettere mano al saldatore? ;-)

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  4. Acc... se riesci a carpire il segreto di Ritchie fammelo sapere ;-)

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