Vi ricordate che l'altro giorno ero alle prese con l'autopsia della mia Squier Stratocaster? Ebbene in un mezzo pomeriggio e due pause pranzo mi sono dato da fare per invecchiarla un po'. Come? Beh, il battipenna mint-green l'ho comprato e l'ho chiusa lì; i potenziometri invecchiati li ho trovati e poi trattati con un po' di carta abrasiva e grafite (mina di matita sbricciolata finemente); i copri-pickups li avrei anche avuti (la mia vecchia strato vintage), ma ho scoperto che i buchi non corrispondevano perché la distanza dei magneti era diversa. Mannaggia alla Fender che fa queste cose per rompere le scatole a noi utenti: e allora? Allora vecchio metodo, come già detto nel post precedente: a bagno nel the e nel caffé! Per il manico in acero ho usato ancora la mina della matita sbricciolata finemente e data con le dita ed un straccio morbido: ok, non sarà ortodosso, ma funziona. Il body per ora l'ho lasciato stare perché devo suonare in una rappresentazione teatrale tra due giorni e non ho tempo di intervenire su di esso. Oggi in fretta e furia ho rimontato il tutto (un'odissea, sono diventato presbite e lavorare finemente su parti piccole è stato duro); quindi ho installato una muta di corde nuove, regolate molle del tremolo (ne aveva solo due, ma ho preferito aggiungerne una terza che avevo tra i miei 'cadaveri' di altre chitarre), accordata e... Risultato?

Quel 22° tasto mi dà proprio fastidio, ma ho scoperto che potrei segarlo via facilmente in quanto sporge sul battipenna, ma penso lo terrò comunque, mal che vada non lo uso. Non sarà proprio la Fender Strato usata dal 'maestro' in Made in Japan, ma ci si avvicina sufficientemente per me.

Mi sa che è proprio vero che più si invecchia e più ci si rincitrullisce.
Nessun commento:
Posta un commento