mercoledì 3 giugno 2009

vi presento la mia seconda strato

Dal momento che l'appetito vien mangiando una Stratocaster non mi bastava; ok, la scusa è che suonando spesso live se mi si rompe una corda l'accordatura del ponte mobile va a pallino e non è carino fermare una canzone per sostituire una corda - tra l'altro in situazioni pessime con tutti che ti aspettano e ti guardano - così avere una seconda chitarra era diventato per me un 'must' vero e proprio. Presi un'altra Stratocaster, ma giapponese, per risparmiare. Suonava benissimo, era bianca, con il palettone (le mie preferite) e io adottai battipenna, volumi, toni e copripickups neri per un look 'strano', ma mi mancava qualcosa; cosa? Mi mancava la chitarra Vintage, quella di valore. Naturalmente non me la potevo permettere e quindi lasciai perdere la cosa sino a quando l'amico Stefano, sempre lui, me ne fece vedere una che arrivava direttamente dall'America: come resistere? Soldi non ne avevo, diedi dentro la giapponesina che mi aveva servito tanto bene, un bel po' di rate e finalmente avevo la Strato con il palettone che volevo. Alla fine la pagai, metà anni '90, come una standard di oggi, neanche tantissimo; mai capito l'anno, da mie ricerche direi '73, più probabile '74. Eccola insieme ad un'altra mia vecchia gloria: il Marshall, compagno di tante battaglie.



Questa chitarra aveva già una sua storia e quindi la modificai poco, quasi per rispetto al precedente proprietario che aveva lasciato sul legno i suoi segni, io aggiunsi con il tempo i miei. Visto che ero abituato ad un uso selvaggio della leva volli mantenere comunque il ponte originale, ma mi aiutai un pochettino con una molla speciale - si chiamava HIP-qualchecosa - che garantiva un'accordatura più stabile. Mica poi così vero, la colpa era più del capotasto: ne misi uno in grafire e le cose migliorarono molto. Imparai poi che c'era un trucco per tenerla accordata: nella mia Strato dopo aver abusato con la leva bastava dare uno strappetto violento indietro e spesso tornava tutto a posto, pare funzioni solo sulla mia. Gli amici del Floyd Rose guardavano stupiti a come cavolo facessi a stare 'in tune'.



Questa Strato aveva anche la famigerata piastra a 3 viti tanto vituperata che a me non ha mai dato il benché minimo problema (e pensare che non era poi così raro che a fine concerto la lanciassi in aria e la riprendessi al volo).



Ed ecco il palettone dei miei sogni, finalmente era mio!



Non presi la sua custodia originale perché era in pessime condizioni e a lungo girai con una di simil-cartone, sino a quando misi via i soldi per prendermi la mitica custodia in tweed che mi costò ben più della metà della mia Strato messicana di 15 giorni fa: gulp! Però dentro è tanto caruccia.



Alla fine però non resistetti a personalizzarla e rimisi l'hardware nero recuperato dalla giapponesina più un Seymour Duncan Quarter Pound Flat™ SSL-4 al ponte.



Se vi viene in mente un tal Ritchie BLACKMORE non avete tutti i torti, mi sono fatto una signature senza 'signature' prima del tempo; no, il manico non l'ho toccato, matto sì, ma non fino a 'sto punto! A dire il vero è stata 'refrettata' una volta in quanto avevo la pessima abitudine di strisciarla sui monitor, ora non lo faccio più. Che abbia messo la testa a posto?

Ma quando mai!

1 commento:

  1. ciao vigilius..

    certo che ci dai dentro con il custom!


    Meravigliosa la strato '74. Sebbene sia un gibsoniano, mi inchino di fronte a cotanto... rock n roll.


    Sabre



    PS

    Sbavo, sbavo, sbavo per quel tuo marshallone. Facci un articoletto :P

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